Reti IT nella PA: Magnolfi attacca Brunetta
di Lorenzo Gennari

Reti IT nella PA: Magnolfi attacca Brunetta

giovedì 12 giugno 2008
Cancellate le risorse per completare il progetto del Sistema Pubblico di Connettività e Cooperazione applicativa. Preoccupata denuncia di Beatrice Magnolfi, ministro per la semplificazione del governo ombra

Le scelte del ministro Renato Brunetta non convincono Beatrice Magnolfi, già sottosegretario di stato per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione.

Secondo il ministro, ora componente del cosiddetto governo ombra, per coprire il taglio dell'ICI verranno dirottati i fondi già destinati al completamento della rete informatica della Pubblica Amministrazione.

La Magnolfi non esita ad attaccare il ministro Brunetta denunciando uno storno di ben 81,5 milioni di euro complessivi dal progetto della rete informatica della Pubblica Amministrazione e della banda larga.

Secondo l'esponente del Partito Democratico, in questo modo non si potrà portare a coronamento il progetto del Sistema Pubblico di Connettività e Cooperazione applicativa (Spc).

«Brunetta predica bene e razzola male, dichiara guerra alla carta ma taglia i fondi alla rete informatica. Non è questa la strada per rendere più semplice la vita ai cittadini e alle imprese», sostiene convinta Beatrice Magnolfi.

Tagliare la carta si deve e si può, i servizi della PA debbono essere resi online in modo crescente, per qualità e quantità, la diffusione e la confidenza con l'approccio in rete deve essere promosso, incentivato e magari obbligato.

Su questi obiettivi non c'è disputa, ma una distribuzione capillare dei punti di servizio (tabaccai, banche, poste, come annunciato recentemente dal ministro Brunetta) presuppone una grande rete informatica centrale, appunto l'Spc.

Le tecnologie - conclude Beatrice Magnolfi - aiutano a combattere la burocrazia più dei proclami e degli annunci


"presuppone una grande rete informatica centrale, appunto l'Spc" ... o Internet?
scritto da cici - giovedì 12 giugno 2008 alle ore 16.06
Ecco alcune riflession sul tema:
1) La pubblica amministrazione dovrebbe progettare ed attuare progetti di innovazione dei processi, non occuparsi in maniera specifica di infrastrutture informatiche.
2)I fondi disponibili dovrebbero concentrarsi sull'attuazione dei processi base previsti dal piano di eGovernment (mail PEC e firma digitale nella PA dove non attivate, accordi con reti terze (poste, tabacchini, lottomatica) separazione ed indipendenza del front office (multicanale e multirete) dal back office; solo documenti elettronici nella PA (il frontoffice - ad es. le poste - gestiscono l'interfaccia con l'utente non informatizzato e convertono cartaceo in elettronico e viceversa, comunicando tramite mail certificate. In questo modo dovrebbe essere possibile ottenere risultati visibili e misurabili (nuovi servizi e forti risparmi) in tempi accettabili.
3) Per quanto riguarda le infrastrutture informatiche progettare uno sviluppo sostenibile (potrebbe essere dentro il SPC) e bloccare l'attuale situazione insostenibile (migliaia di sistemi e di sale macchine sparse in tutta la PA, con costi crescenti e gestione inefficiente ed inefficace). Le infrastrutture dovrebbero comunque essere lasciate al mercato, anche per la rapidità delle innovazioni nel settore. La PA dovrebbe acquistare servizi a consumo (Vedi approcci innovativi SaaS - Software as a service - cloud computing, ecc).
4) Decidere cosa fare con la CIE, e uscire dall'attuale stallo (progetto non fattibile, prevede decine di migliaia di postazioni di emissione, che gestiscono infrastrutture e piani di sicurezza, ecc..quando non vi sono le necessarie competenze e finanziamenti).
scritto da Francesco Cotroneo - venerdì 13 giugno 2008 alle ore 8.53
Alla cortese attenzione dell'On.le Beatrice MAGNOLFI
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…Appunti sulla riforma in atto nella P.A.

On.le Renato Brunetta, Ministro della Funzione Pubblica,
dai Suoi recenti interventi, a mio avviso drastici, trovo che il tentativo di voler rinnovare l’immagine della Pubblica Amministrazione, nel quadro della modernizzazione, sia una battaglia allo sbaraglio.
E’ chiaro che modernizzare non può voler significare partire da zero, ma, come ci si auspicherebbe, attingere dalla struttura esistente le risorse già disponibili, tesaurizzando al massimo degli impianti la loro indiscussa esperienza pubblicistica, per “intingerle” di una nuova vernice, dal colore dell’efficienza, meritocrazia ed economicità.
Per fare questo, Sig. Ministro, bisogna fare caso anche ai toni ed al linguaggio che si utilizzano, soprattutto oggigiorno che si declama tanto “la comunicazione”.
In un’Italia, che si presenta con un palcoscenico sociale ed economico variegato, differenziato per nuclei familiari e realtà reddituali, non trovo congruo sentire espressioni dure, aspre, configgenti con qualsivoglia speranza di colloquio e mediazione con le categorie interessate.
Al Sud dell’Italia, sappiamo da sempre che la Pubblica Amministrazione abbia costituito un bacino per molte sacche di disoccupazione, che diversamente si sarebbero tramutate in potenziali frange esplosive per la collettività. Ed in tutta verità simili situazioni degenerative, quando si manifestano, possono rappresentare un ostacolo alla crescita civile ed economica di una comunità.
Per cercare di ricondurre, ove possibile, il presente dibattito entro i binari della ragionevolezza e conferire alla pubblica amministrazione la considerazione ed il rispetto che giustamente merita, vorrei al riguardo ricordare il rapporto intercorrente tra la quantità di legislazione operante nel nostro Paese (tra le 150.000/160.000 disposizioni di legge) e quella di Germania e Francia (tra le 6.000/8.000 disposizioni di legge). Questo, per significare che, affinché le dianzi dette leggi vengano applicate correttamente, una organizzazione all’uopo preparata, di uomini e mezzi, è preposta a fronteggiare quotidianamente le richieste provenienti da un’utenza vieppiù esigente, che non ammette alcun altro indugio. Semmai, lo stupore cui la stessa viene sovente sottoposta è quello di assistere passivamente al divario di velocità di marcia tra quanto invocato dai principi normativi enunciati e le norme scritte e la limitatezza dei mezzi a disposizione della macchina pubblica, per disimpegnare i più disparati servizi pubblici.
Per tornare al motivo principale del mio intervento, diciamo che utilizzerei, a mò d’esempio, espressioni come semplificazione, anziché licenziamenti; valorizzazione del personale, attraverso percorsi formativi e di incentivazione economica, piuttosto che “dipendenti fannulloni”; valutazione dell’esperienza professionale accumulata nel tempo, non esclusa quella proveniente dalle abilitazioni professionali acquisite nel privato.
Semplificazione drastica della dirigenza pubblica, al pari di come è già avvenuto da qualche tempo presso la Società dell’Enel, che ha apportato una drastica modificazione alla propria struttura organizzativa, valorizzando ed incentivando i cosiddetti quadri intermedi, ma ampliando al contempo la sfera della loro responsabilità verso i rapporti esterni.
In un ufficio tecnico credo possa valere di più l’esperienza di un geometra libero professionista più che la formazione per sommi capi dottrinaria di un dottore in ingegneria, proveniente dal un concorso pubblico. Così pure in un ufficio economico finanziario (la ragioneria, per i lettori), è significativo l’apporto dell’interpretazione di dati contabili e fiscali di un ragioniere commercialista o l’analisi economico patrimoniale di un revisore dei conti (diplomato) piuttosto che la laurea in economia e commercio di un dirigente vincitore di concorso e senza alcuna esperienza operativa.
Credo che sul terreno della modernizzazione della Pubblica Amministrazione occorrerà molto tempo ancora per un sereno confronto ed approfondimento di argomenti specifici.
In ogni caso, Vorrei sapesse, Sig. Ministro, che darei la mia personale disponibilità per una opinione disinteressata sulla materia in evoluzione. Anche perché, vede, non vorrei che si trascurasse un aspetto importante: criminalizzare tutto un apparato pubblico, formato da decine di centinaia di migliaia di persone al servizio del Paese, non solo è immeritorio per gli addetti ai lavori e lesivo della dignità di uno Stato civile e democratico con un suo welfare, ma consegue l’effetto di compromettere l’immagine pubblica della Nazione. Ed in quel caso, l’immagine che avremo dato dell’Italia, sia all’opinione pubblica interna al nostro Paese, sia all’Europa ed ai Paesi d’oltre oceano, sicuramente non sarebbe spendibile a fini economici. Cosicché, in un momento storico di avanzato processo di globalizzazione, in cui il confronto strategico con gli altri interlocutori europei od altri avviene per lo più sulle potenzialità che saremo riusciti a provare, la partita si giocherà sulla competitività, che dell’immagine pubblica è a mio avviso l’espressione più eloquente, penalizzando ogni tipo di rapporto, sia economico-industriale, sia in termini di investimenti sulla Finanza pubblica.
Mi auguro, a tal fine, che si prometterà di ripensarci, Sig. Ministro. Ha ancora molto tempo dinanzi a se, per ridare serenità ad un settore momentaneamente scosso da un fulmine a ciel sereno.
Con i più Deferenti Ossequi e un sentito augurio di buon lavoro.
Rag. Sebastiano battaglia (Funzionario di Ragioneria dello Stato e revisore dei conti)
sito web: www.dialogoweb.org – E-Mail: sebastiano.battaglia@tin.it
scritto da Sebastiano Battaglia - venerdì 13 giugno 2008 alle ore 9.16
Ben venga il taglio delle risorse su SPCC se blocca le convenzioni stipulate dal CNIPA sul SPCC che hanno costituito un immotivato aumento di potere del CNIPA ed un'evidente distorsione del mercato a beneficio dei soliti noti che sono stati:
per i portali Telecom ,Finmeccanica,Engineering
per la cooperazione applicativa EDS e ALMAVIVA
Il risultato di questi contratti/convenzioni consente ai suddetti operatori -già leaders dei sistemi legacy di backoffice- di rimanere primi attori anche sul front-office (portali e cooperazione)in un momento di potenziale discontinuità che avrebbe potuto consentire l'ingresso di nuovi players nell'ingessatissimo mercato della PA centrale.
Risultato finale: le singole amministrazioni centrali hanno interpretato queste convenzioni come un magazzino di soldi,convertibili in qualsiasi cosa , usabili a trattativa diretta anche nei confronti di altri fornitori (purchè paghino dazio andando in sub-appalto ai soliti noti) il tutto con il consenso del CNIPA. Un esempio? Circa 80 ML Euro, se non di più, per i servizi di assistenza ai tribunali dati al raggruppamento aggiudicatario della convenzione relativa ai Portali!E il Cnipa tace ……….
scritto da Mafalda Perego - martedì 24 giugno 2008 alle ore 17.33

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