giovedì 4 settembre 2008
Servizi pubblici online: a che punto siamo?
a cura di Alessia Valentini
La Pubblica Amministrazione italiana intende modernizzarsi nei servizi che offre al cittadino. Vediamo il nostro Paese in che posiziona si colloca per il livello di innovazione
È da diverso tempo ormai (dal 2000 precisamente) che la Pubblica Amministrazione in Italia ricorre al... lifting! Recependo infatti le direttive della commissione europea espresse nei piani eEurope, la PA Italiana ha iniziato un rinnovamento lento ma progressivo ed efficace per ringiovanire la propria operatività mediante la graduale disponibilità dei servizi online. L'intento va ben oltre la semplice considerazione secondo cui la PA si vuole modernizzare: si tratta di ridurre gli sprechi così da diminuire la spesa pubblica.
Indicazioni UE e CNIPA
A partire dai piani quadriennali eEurope (del 2002 e del 2005), l'Europa aveva indicato la necessità di ricorrere ad Internet, sviluppare le telecomunicazioni e rendere accessibili mediante Web alcuni dei servizi pubblici della PA. Anche il Centro Nazionale per l'Informatica nella Pubblica Amministrazione (CNIPA) ha via via emesso piano triennali conformi alle direttive europee e specifici per la PA italiana, indicando in dettaglio le aree di intervento e il budget previsto dallo stato per gli interventi di "introduzione al digitale" e successivamente di arricchimento dell'offerta di servizi online. L'ultimo piano è quello denominato i2010 - società europea dell'informazione per il 2010, presentato nel giugno 2005 e costituisce il nuovo quadro strategico della Commissione europea per l'informazione e i media.
Il piano rientra nell'ambito della revisione della strategia di Lisbona ("Trattato di riforma del trattato dell'Unione Europea e del trattato istituente la Comunità Europea" firmato il 17 Dicembre 2007 a Lisbona n.d.r.), ed è centrato su una politica integrata per incoraggiare la conoscenza e l'innovazione, per sostenere la crescita, e la creazione di posti di lavoro più numerosi e di migliore qualità. Tre sono le priorità previste (fonte sito UE):
- la realizzazione di uno spazio unico europeo dell'informazione che incoraggi un mercato interno aperto e competitivo per la società dell'informazione e i media;
- il rafforzamento dell'innovazione e dell'investimento nella ricerca per quanto concerne le tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC);
- una società europea dell'informazione fondata sull'inclusione che dia priorità al miglioramento dei servizi pubblici e della qualità della vita.
Il CNIPA in Italia ha quindi iniziato a emettere dal 2005 piani triennali conformi a tale direttiva. L'ultimo va dal 2008 al 2010 e prevede 10 linee di intervento strategiche per lo sviluppo dell'ICT nella Pubblica Amministrazione Centrale (PAC):
- lo sviluppo di servizi in rete e dei servizi applicativi per cittadini ed imprese;
- l'integrazione in rete dei servizi e delle banche dati delle amministrazioni centrali e locali;
- lo sviluppo di servizi applicativi a supporto del miglioramento dell'efficienza dell'azione amministrativa;
- il potenziamento degli strumenti a supporto della valutazione della misura dell'azione amministrativa;
- la dematerializzazione dei procedimenti e la gestione informatica dei documenti;
- il miglioramento dell'efficienza operativa delle infrastrutture tecnologiche ICT;
- la sicurezza ICT;
- l'adozione di soluzioni tecnologiche innovative;
- il riuso del software e l'open source;
- la formazione informatica e la formazione in rete (e-learning).
Tutti rientrano fra i macro obiettivi della strategia nazionale di e-government ma in particolare, i primi due riguardano lo sviluppo di servizi innovativi al cittadino e alle imprese dal terzo al quinto sono indirizzati al il miglioramento della PA e infine dal sesto al decimo sono orientati all'innovazione delle tecnologie dell'informazione e delle telecomunicazioni.
A questo punto la domanda appare lecita: dopo tutte le pianificazioni e le strategie, cosa c'è davvero in campo? Quali servizi sono già online e quanto della PA può davvero dirsi "digitalizzata"?
Studio di comparazione Italia VS Europa
La risposta prova a darla il 7° rilevamento nazionale effettuato dalla società Capgemini per conto della Commissione Europea sull'erogazione di servizi pubblici online non solo sul territorio Italiano, ma su tutto il territorio Europeo. Due gli indicatori fondamentali presi in considerazione:
- il livello di sofisticazione nell'erogazione dei servizi publici;
- il livello di disponibilità completa online dei servizi offerti.
I livelli misurati vanno a da 1 a 5 dove:
- livello 1: le informazioni sono solo disponibili online ma non è prevista interazione. La percentuale associata a questo livello è minore del 20%, intesa come percentuale di disponibilità del servizio online;
- livello 2: l'interazione consentita è solo monodirezionale, ad es. la scaricabilità dei moduli. Qui la percentuale è compresa fra 20% e 40%;
- livello 3: l'interazione è bidimensionale, ad es. sono disponibili moduli elettronici compilabili online. La percentuale prevista per questi servizi va dal 40% al 60%;
- livello 4: è consentita la transazionalità, cioè la gestione della pratica completamente online. La percentuale prevista è tra il 60% e l'80%;
- livello 5: è prevista la personalizzazione dei servizi e l'erogazione proattiva dei servizi, ad es. precompilazione dei moduli sulla base di DB pubblici, sia automazione dei servizi, ossia il cittadino senza fare richiesta si vede erogare automaticamente un servizio ad esempio perché ne ha diritto. In questo caso la percentuale va da 80% al 100% perchè il servizio è completamente disponibile online al cittadino o impresa.
Sono stati inoltre valutati i servizi online secondo il criterio della centralità dell'utente (anche questa valutata su 5 livelli) analizzando 4 parametri:
- sicurezza dei dati (viene misurato il sistema di identificazione elettronica dell'utente vincolante ai fini legali);
- riduzione degli oneri amministrativi (riguarda la facilità di immissione dati o le caratteristiche di precompilazione dei moduli);
- accesso multicanale (verifica la disponibilità del servizio su canali diversi dal Web ad esempio un call center, la tv o il cellulare);
- conformità agli standard di accessibilità;
Infine sono stati esaminati alcuni portali nazionali come specchio di valutazione di servizi online su un paniere totale di 20 servizi pubblici basilari per i cittadini o per le imprese. L'italia nel risultato complessivo di sofisticazione dei servizi online si piazza 16ma con un livello del 79%, però è 11ma nella classifica della disponibilità completa online di alcuni servizi con un punteggio pari al 70% (da 58% del 6 rilevamento n.d.r.) cioè 4 servizi su 9 sono classificati al livello 5 di sofisticazione. Il risultato è maggiore della media Europea che presenta un valore medio di maturità complessiva di sofisticazione pari al 76% mentre mediamente la disponibilità completa di servizi nella UE è solo al 50%.
Per la centralità dell'utente l'Italia colleziona un 20% molto simile al resto dell'Europa che mediamente raggiunge il 19%.
Per i portali nazionali quello italiano di riferimento offre l'accesso a tutti e 24 i servizi pubblici di base e presenta tutte le informazioni necessarie ad orientare l'utente per cui ottiene un punteggio pari all'82% contro la media Europea che in media raggiunge solo il 75%. A partire dal 2001, dunque, l'Italia ha realizzato graduale crescita della completa disponibilità dei servizi online ed ha saputo affiancare e poi superare la media dei paesi europei pur partendo leggermente in ritardo.
E per il futuro?
L'Italia non intende fermarsi all'onorevole livello fin qui raggiunto. Diversi sono gli altri obiettivi che il Governo ha pianificato:
- raggiungere il 100% del livello di disponibilità dei servizi online favorendo l'alfabetizzazione digitale dei cittadini ed abbassando il cosiddetto "Digital Divide";
- rendere la PA completamente interoperabile. Fin dal 2002 il Governo ha imposto l'obiettivo dell'interoperabilità in modo che tutti gli uffici possano essere fra loro collegati e possano quindi cooperare. Il risultato per il cittadino è la possibilità di "navigare nella PA" come un mondo virtuale ma non certo irreale! Si vuole creare un ufficio per la PA unificata che sia portale di accesso unico a tutti i servizi della PA. A tal fine gli obiettivi di realizzazione dei Sistema Pubblico di Connettività (SPDC) (è la rete fisica che collega o collegherà tutte le PA consentendo loro di condividere e scambiare dati e risorse informative n.d.r.) sono stati raggiunti (vedi art. Sistema Pubblico di Connettività, ora operativo);
- arrivare al divieto all'uso del documento cartaceo nei processi della PA, con la sostituzione operata attraverso l'utilizzo di flussi documentali digitali e la conseguente completa reingegnerizzazione dei processi interni per adeguarli alla via completamente telematica;
- rendere la giustizia informatizzata mediante l'attuazione di processi amministrativi e contabili per via telematica. In tal modo sia il cittadino che gli avvocati potranno accedere al TAR digitalmente.
Anche questi sono obiettivi importanti e ambiziosi, ma l'Italia parte da una buona base infrastrutturale e da un più che buon livello di digitalizzazione (comprovato dalla rilevazione). Quindi è ben giustificato l'ottimismo e la fiducia che il Sistema Paese ce la farà anche questa volta in barba a chi ci cita solo per essere "Italiani tutti spaghetti mafia e mandolino"...