PEC, esempio da seguire o anomalia italiana?
di Lorenzo Gennari

PEC, esempio da seguire o anomalia italiana?

lunedì 14 aprile 2008
La Posta Elettronica Certificata esiste solo in Italia. Diverse associazioni chiedono l'adeguamento al protocollo europeo, ma è davvero un servizio inutile?

L'Associazione per la difesa dei consumatori (Adiconsum), l’Associazione «Cittadini di Internet» ed A.N.O.R.C. (Associazione Nazionale degli Operatori e Responsabili della Conservazione Sostitutiva) hanno predisposto una denuncia volta all'apertura di una procedura d'infrazione contro lo Stato Italiano per inadempimento delle norme comunitarie in materia di firme elettroniche e posta elettronica certificata.

Secondo le tre associazioni la cosiddetta «PEC» (Posta Elettronica Certificata) non sarebbe compatibile con le norme europee ed isolerebbe l'Italia dal contesto comunitario ed internazionale.

In Europa come in Italia esiste già la firma elettronica, ma all'ulteriore strumento della firma elettronica avanzata presente negli altri paesi europei, l'Italia contrappone ben tre diversi servizi aggiuntivi: la firma digitale, quella elettronica qualificata e infine la posta elettronica certificata.

Ciò limita l'interoperabilità con i soggetti appartenenti agli altri stati membri dell'Unione e disorienta molto nei rapporti con la Pubblica Amministrazione. Massimo Penco, di «Cittadini di Internet» parla di «un duplicato di una cosa già esistente», pertanto inutile.

Eppure la PEC rappresenta in questo momento l'unico sistema di sostituzione elettronica delle raccomandate cartacee. Inoltre, il numero di gestori autorizzati ad offrire PEC sul territorio italiano è cresciuto da 15 a 23 soggetti in poco più di un anno, pertanto l'interesse e l'apprezzamento nei confronti del servizio è andato crescendo.

La Posta Elettronica Certificata funziona in questo modo: quando il mittente possessore di una casella PEC invia un messaggio ad un altro utente certificato, il messaggio viene raccolto dal gestore del dominio certificato che lo racchiude in una busta (virtuale) e vi applica una firma elettronica in modo da garantire inalterabilità e provenienza. Dopo l'invio del messaggio al gestore destinatario (che verifica la firma), avviene la consegna al destinatario. Al mittente arriva inoltre una ricevuta di avvenuta consegna da parte del gestore destinatario.

Grazie alla PEC, come accade per le raccomandate cartacee con ricevuta di ritorno, si può dimostrare che un messaggio è stato spedito, consegnato e che non presenta alterazioni rispetto all'originale. Nell'avviso inviato dai gestori è apposta anche una marca temporale che certifica data e ora dell'operazione. Se il mittente dovesse smarrire le ricevute, la traccia informatica delle operazioni svolte, conservata dal gestore per 30 mesi, consente la riproduzione, con lo stesso valore giuridico, delle ricevute stesse.

Secondo le tre associazioni ciò non basta a giustificare l'esistenza di un servizio che si avvale in realtà di un altro sistema di certificazione (la firma elettronica) che potrebbe essere sufficiente da solo a coprire le stesse esigenze di chi utilizza la PEC. La speranza dei promotori perciò è che il nuovo Parlamento e il nuovo Governo possano assumere il protocollo europeo ed uscire dall’isolamento della PEC.

Se vuoi aggiornamenti su PEC, esempio da seguire o anomalia italiana? inserisci la tua e-mail nel box qui sotto:


Dall'autore dell'articolo vorrei conoscere chi sono i 23 sogetti che erogano al pubblico cioè a tutti i cittadini ed Imprese la PEC ?
Come faccio a mandare una PEC ad un sogetto che sia al difuori del territorio nazionale e come fà questi a riceverla ?
scritto da Massimo Penco - lunedì 14 aprile 2008 alle ore 14.24
Qui c'è l'elenco dei 23:
http://www.cnipa.gov.it/site/it-IT/In_primo_piano/Posta_Elettronica_Certificata__(PEC)/Elenco_pubblico_dei_gestori/
Se il destinatario (anche al di fuori del territorio nazionale) ha un indirizzo di posta presso un gestore certificato può ricevere la PEC (inviata sempre tramite un gestore certificato). In altri casi non è possibile.
scritto da Lorenzo Gennari - lunedì 14 aprile 2008 alle ore 18.13
Un destinatario privo di casella pec puo' comunque rivevere una mail tipo PEC. Ma in questo caso vengono meno i punti di forza della pec, uno dei quali la certezza (lato mittente tramite le notifiche pec) che la mail sia stata consegnata al destinatario e cio' su una connessione criptata. Inoltre e' anche possibile inviare mail semplici (no pec) ad una casella PEC. Certamente entrambi i casi sono considerati anomali.
scritto da Fedor - mercoledì 16 aprile 2008 alle ore 12.02
Mi aspettavo la risposta di Lorenzo Gennari, purtroppo come al solito quello che è scritto non corrisponde alla realtà , quando infatti siparla di "PUBBLICO" vuol dire chè è accessibiloe a chiunque ne più e nemmeno come un ufficio postale come un bel CVD la maggior parte degli enti elencati non sono aperti al pubblico, Provi quindi a titolo ndi esempio non esaustivo ad andare all'amministrazione provinciale di Nuoro e farsi dare un account PEC od altri tipo il cnf.
scritto da Massimo Penco - giovedì 17 aprile 2008 alle ore 17.17
Il problema quindi non è più il fatto che secondo voi l'iniziativa italiana della PEC sia isolata e isolante, ma molto più semplicemente che in Italia gli uffici pubblici non funzionano a dovere? O forse che molti dei soggetti indicati non sono raggiungibili da tutti (fisicamente, telefonicamente o per via telematica) e non sono pertanto definibili "aperti al pubblico"? E' questo il problema? In questo caso direi che il tiro della vostra "denuncia" va corretto. Io, ad esempio, usufruisco della posta elettronica certificata di Aruba e non mi sono dovuto muovere da casa per ottenerla, né fare alcuna telefonata. Funziona bene, è efficiente ed è un servizio che preferisco rispetto alla fila alle poste per spedire una raccomandata che contiene nient'altro che un messaggio di testo. Certo, Aruba non è la Provincia di Nuoro (che ho provato a contattare, ma a quest'ora immagino ci sia il fuggi fuggi negli uffici) e, come dice bene lei non può essere un esempio esaustivo, ma ripeto: allora il problema è un altro e, in questo caso, sarei d'accordo con lei. Anzi, firmerei anch'io la "denuncia". Se invece il problema rimane quello dell'anomalia italiana rispetto agli altri paesi europei, mi piacerebbe sapere come potrei mandare una raccomandata con ricevuta di ritorno "digitale", senza l'ausilio dell'inutile PEC (ma dovrebbe essere altrettanto facile).
Cordiali Saluti
scritto da Lorenzo Gennari - giovedì 17 aprile 2008 alle ore 18.40
L'Italia non vuole dare ad ogni cittadino la firma elettronica perché potrebbe essere usata in ambito politico per raccogliere rapidamente le firme per i referendum. La PEC è un sistema di controllo politico.
scritto da dario de judicibus - martedì 11 giugno 2013 alle ore 22.51

Inserisci il tuo commento

Nome (obbligatorio):
Email (obbligatorio):
Sito:
 
Vuoi salvare questi dati?
Commento:
Codice di controllo: