La motivazione al lavoro
di Stefano Gorla

La motivazione al lavoro

mercoledì 14 ottobre 2009
Come fornire degli strumenti operativi ai Dirigenti della PA che si trovano a valutare un capitale umano che deve essere prioritariamente motivato

Posto che uno dei bisogni fondamentali che il lavoro soddisfa (oltre a quello economico di base) è il "sentirsi parte di un gruppo", ossia la possibilità di lavorare in squadra per il raggiungimento di un obiettivo comune, il Dirigente deve considerare i dipendenti come dei "cittadini attivi" e non "sudditi" obbedienti a qualsiasi comando senza manifestare alcuna capacità critica (o addirittura sollecitarla per poi reprimerla).

Nel 1954 Maslow aveva teorizzato che il contenuto delle motivazioni ad agire parte dal bisogno, da intendere come mancanza di un "oggetto" desiderato in modo che un soggetto indirizzi il suo comportamento per cercare di ottenerlo e quindi soddisfarsi. Maslow ha stabilito una scala alla cui base ha posto i bisogni fisiologici e la sicurezza da intendere come bisogni primari, seguiti dal bisogno di appartenenza, di stima, di autorealizzazione da considerare invece come bisogni superiori. L'individuo non considera i bisogni superiori finchè non riesce a soddisfare quelli primari.

In ogni caso tutti i bisogni presentano delle implicanze organizzative sul lavoro e la sua organizzazione:

  • i bisogni fisiologici si riflettono sul salario e le condizioni di lavoro;
  • il bisogno di sicurezza si riverbera sulle condizioni di lavoro, sui benefici aziendali e ovviamente sulla sicurezza nello svolgimento delle mansioni lavorative;
  • il bisogno di appartenenza si esprime attraverso il desiderio di crearsi una rete relazionale in cui si è riconosciuti e si riceve approvazione;
  • il bisogno di stima richiede delle ricompense sociali;
  • il bisogno di autorealizzazione si manifesta nella creatività svolgendo lavori stimolanti e nel conseguimento (achievement) dei risultati.

Il modello di Maslow nonostante le critiche a cui è stato sottoposto (a partire dalla variabilità dell'ordine e dell'intensità di manifestazione dei bisogni tra persone diverse) consente di porre in luce la complessità del legame tra motivazione - valutazione e le conseguenti responsabilità per chi è chiamato a gestire il capitale umano.

Il successivo contributo dato da Herzberg nel 1959 è fondamentale per chiarire i compiti dell'organizzazione rispetto ai dipendenti: posto che ognuno di noi attribuisce rilievo allo sviluppo delle proprie potenzialità, spetta all'organizzazione supportare la motivazione dei dipendenti.

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ok bell'articolo, peccato gli attuali dirigenti delle PA siano quasi tutti ultrasessantenni per cui ragionano secondo schemi e regole antichi e quindi non riusciranno mai ad adattarsi a questo nuovo modo di intendere il lavoro.
scritto da marco - mercoledì 14 ottobre 2009 alle ore 15.36
...siamo passati da 3 dipendenti full-time + 4 collaboratori a 1 dipendente e mezzo + 3 collaboratori che, opportunamente motivati e gestiti, raggiungono il 100% degli obiettivi, e pure con il sorriso sulle labbra.. da notare che i collaboratori sono stati tutti cambiati.
Risultato: le "alte sfere" hanno deciso che nessun premio sia dovuto perché questo significa solo che prima tutti si "grattavano".
E adesso cosa dovrei dire a quelli che si sono fatti il mazzo?
scritto da Roberto - giovedì 15 ottobre 2009 alle ore 10.08
Decisamente una prospettiva avanguardista e ancor oggi mai realizzata nella P.A. visto che, chi dovrebbe orientare l'azione amministrativa verso pratiche di buon governo, a volte o spesso, ha una concezione piuttosto personalistica e privatista dell'amministrare. Chi dirige, talvolta frequentemente, decide di fare a meno dei collaboratori perchè il soddisfacimento del proprio arrivismo mira ad offuscare personalità migliori e con iniziative a volte anche innovative, efficaci ed efficenti per la P.A. e ciò succede non solo nelle amministrazioni centrali (a volte comunque più lungimiranti) ma pittosto a quelle periferiche, dove il personalismo di pochi diventa "impasse" per la stessa amministrazione.
scritto da elena - mercoledì 28 ottobre 2009 alle ore 9.53
Non in orsine di priorità: Le P.A. andrebbe radicalmente rinnovate anche nei colori, negli arredi..chi di voi si farebbe casa simile ad un vecchio ufficio comunale con le pareti ingiallite e vecchi mobili anonimi e qualche quadro vecchio sui muri?
Iniziamo a creare ambienti più vivi, in stile twitter sede , dove l'utente e il lavoratore convivono con meno distacco,dove il lavoratore vede intorno a se colori e non grigiore Dove è possibile inseriamo musica di intrattenimento, video tematici sul lavoro delle P.A..inseriamo su facebook gli ambienti di lavoro, i blog dei dipendenti, dove l'utente può interfacciarsi,apriamo il lavoro alla comunità..togliamo qualche cravatta e facciamo che i superiori ascoltino chi ha idee innovative nella gestione del lavoro..investiamo in formazione e rendiamo pubblici i dati di chi è premiato e cosa ha fatto per esserlo (trasparenza). Inseriamo le pagelle anonime per i dirigenti e manager oltre che per i dipendenti, con le stesse regole di valutazione...rendiamo il lavoro delle P.A.( sia interno che verso l'utente) stile web2.
Facilitiamo la mobilità dei dipendenti che hanno desiderio di esprimersi e impegnarsi con passione in quello che veramente ambiscono di fare e non mantenerli anni in mansioni spesso molto lontane dalle loro aspirazioni..mettiamo in piazza chi fa il furbo in modo che ci sia un minimo di rispetto per tutti gli altri..ora mi sveglio e vado in ufficio
scritto da ALESSANDRO - giovedì 17 dicembre 2009 alle ore 15.54
siete in gamba de eccezzionali,bravi,anche io la penso come voi mai arrendersi! e cosi li freghiamo
tutti.OK!!!
scritto da Giulia Anna Rita Greco - martedì 12 gennaio 2010 alle ore 10.11

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