Migliorare la produttività dei dipendenti pubblici
di Alessia Valentini

Migliorare la produttività dei dipendenti pubblici

venerdì 15 febbraio 2008
Tra luoghi comuni e dati statistici, la produttività dei dipendenti pubblici è spesso messa in discussione. Per risolvere il problema non bastano leggi e nuovi strumenti tecnici: ecco cosa servirebbe

In Italia è diffuso il luogo comune per cui essere un dipendente pubblico consente di accedere a notevoli facilitazioni (asili nido, sconti, servizi vari) e di ricevere uno stipendio ingente anche a fronte di un esiguo lavoro svolto. Ne consegue che uno dei temi cruciali della PA riguarda la capacità produttiva dei dipendenti pubblici.

Mel suo libro "Nullafacenti", Pietro Ichino aveva proposto l'isituzione di una Authority sul pubblico impiego, i cosiddetti Organi Indipendenti di Valutazione (OIV) preposti a valutare «l'efficienza di ciascun ufficio pubblico o centro di attività e l'utilità effettiva in relazione alle finalità istituzionali proprie di ciascun ufficio».

Un OIV avrebbe avuto il compito di valutare «l'efficienza (intesa come capacità professionale e impegno personale a conseguire gli obbiettivi assegnati) e l'efficacia dell'attività di ciascun addetto e la sua produttività (ovvero l'utilità effettiva dell'opera prestata in relazione alle finalità istituzionali proprie dell'ufficio o centro di attività), ma soprattutto avrebbero dovuto essere segnalati i casi di produttività negativa (casi in cui il dipendente produca più danno che utilità)».

Ogni anno l'OIV era chiamata a redigere degli elenchi dei dipendenti con indici di efficienza/efficacia prossimi allo zero, ai quali non sarebbe stato erogato alcun elemento di retribuzione incentivante per un anno. Una cosa molto simile è divenuta realtà con le "multe" proposte da Nicolais. Sulla questione sono intervenuti anche i ministri della Funzione pubblica e dell'Economia, assieme Cgil, Cisl e Uil siglando un'intesa su lavoro pubblico e riorganizzazione delle PA:

  • Misurazione della qualità e quantità dei servizi sulla base di obiettivi prefissati
  • Accesso ai pubblici impieghi e pianificazione del turn-over. L'accesso per concorso resta la modalità ordinaria per tutti i livelli della PA, ma devo essere introdotti sistemi utili a decongestionare i concorsi, definendo in modo rigoroso i requisiti di partecipazione e razionalizzando le procedure selettive e valutative
  • Accesso alla dirigenza pubblica mediante concorsi pubblici integrati da appropriate attività formative e, per i concorsi interni, il ricorso ad un sistema di valutazione dei risultati conseguiti
  • Riassetto normativo e contrattuale della dirigenza, riducendo il numero complessivo dei dirigenti pubblici
  • Valutazione dei dipendenti pubblici mediante la misurazione dei servizi, e dei risultati conseguiti in base alle risorse disponibili(strumentali e umane)
  • La formazione deve essere svincolata da meccanismi di progressione interna e corrispondere all'evoluzione del fabbisogno di capacità
  • Mobilità territoriale e funzionale basata su meccanismi di sostegno e incentivazione (agevolazioni economiche dirette e indirette)
  • Esodi: in caso di accertato esubero di personale non ricollocabile con processi di mobilità, si devono prevedere forme incentivate di uscita
  • Coinvolgimento delle organizzazioni sindacali in occasione della riorganizzazione degli uffici pubblici
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Il cappello di questo articolo mi ha lasciato esterefatto. Ma veramente la gente pensa che i dipendenti pubblici abbiano diritto ad asili nido gratuiti, sconti e servizi di qualche genere? Ma dove? Paghiamo tutto e paghiamo anche più degli altri, perchè sul nostro (modesto) reddito paghiamo tutte le tasse. Altra cosa sconcertante: le retribuzioni dei dipendenti pubblici sarebbero aumentate del 28% negli ultimi sei anni, secondo Confesercenti. Come riportato anche nell'articolo, il contratto degli enti locali non è rinnovato dal 2005 e lo stipendio base per un impiegato di medio livello si aggira sui 1.100 euro. Il vero problema è l'ormai inesistente ricorso ai concorsi pubblici per la selezione del personale (tutte le assunzioni avvengono attraverso procedure dirette, in spregio alla Costituzione) e l'enorme zavorra di scansafatiche che ci portiamo dietro da anni. Ben vengano misure di controllo della produttività, sempre che non si traducano in valutazioni positive a prescindere, come accade tutt'ora.
scritto da Pietro Citarella - venerdì 15 febbraio 2008 alle ore 13.29
come dipendente pubblico io ho gia il controllo del cittadino sul mio lavoro e se esso dice che non svolgo la mia attivita riscio anche di essere licenziato perche prima viene la parola del cittadino poi la mia che pero devo difendermi da eventuali falsita.
scritto da lele - sabato 16 febbraio 2008 alle ore 17.58
Vedo che la campagna elettorale è già cominciata con il solito attacco sulla Croce Rossa (i dipendenti pubblici).

Facile bersaglio, anche perchè del tutto inerme alle illazioni da parte dei media.
scritto da Salvo Schiavone - lunedì 18 febbraio 2008 alle ore 11.39
Meritevoli nel privato e fannulloni nella P.A.?
Gli imprenditori italiani, dal pulpito di Confindustria, non fanno altro che impartire lezioni di competitività ed efficienza al pubblico impiego, parlando continuamente di "meritocrazia".

Poi si viene a scoprire che, nelle "loro" imprese, merito, competenza e professionalità, sono merce assai rara, o quantomeno qualità poste in ultima fila rispetto alla disponibilità a... ubbidire, a strisciare o addirittura a scivolare nel letto giusto.


Il servilismo, la cortigianeria, la piaggeria, il fantozzismo, la prostituzione fisica e morale nei confronti del “capo” contano più di ogni altro merito e vanno ben oltre i risultati ottenuti: un sistema "oggettivo" di valutazione meritocratica per operai, quadri e dirigenti, praticamente, non esiste nel privato! Come possono proporlo alla Pubblica Amministrazione?

L'assunzione, nel privato, arriva per segnalazioni familiari, personali e politiche.
La carriera, poi, dipende unicamente da quanto si è "bravi" ad “eseguire gli ordini dall’alto, senza discutere”!


Il clientelismo, il parassitismo, il corporativismo, il fannullismo, insomma, tutte quelle colpe che il mondo dell’impresa rimprovera alla pubblica amministrazione e che continuamente denuncia nell'apparato statale in genere, sono in realtà le fondamenta su cui si regge l'intera società italiana, soprattutto quella cosiddetta "privata": Rientri nelle grazie del capo? Ok, allora vai avanti! Altrimenti ciccia!

E non è vero che le strutture pubbliche - impiegando i soldi dei contribuenti - sono le uniche a dover rispondere ai cittadini del loro operato e che, invece, le imprese private, gestendo risorse proprie(!?), sono scevre da ogni responsabilità pubblica e possono fare ciò che vogliono, perché a pagare le “loro inefficienze" è tutto il paese: Parmalat, Cirio, Montedison docet, Fiat e cassa integrazione dei tempi bui confermano!

Per cui, prima di lamentarsi dei costi e delle inefficienze degli impiegati statali, forse, gli "imprenditori" (di piccole, medie e soprattutto grandi imprese) - gli unici che in Italia sudano e sgobbano onestamente - farebbero bene a guardare in "casa" propria!
scritto da http://statali.blogspot.com - venerdì 13 giugno 2008 alle ore 15.04

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