Migliorare la produttività dei dipendenti pubblici
di Alessia Valentini

Migliorare la produttività dei dipendenti pubblici

venerdì 15 febbraio 2008
Tra luoghi comuni e dati statistici, la produttività dei dipendenti pubblici è spesso messa in discussione. Per risolvere il problema non bastano leggi e nuovi strumenti tecnici: ecco cosa servirebbe

I pareri di sindacati, imprese e dipendenti pubblici

Pur riconoscendo che il problema di scarsa produttività esiste, i sindacalisti del settore hanno osteggiato i licenziamenti proponendo la "mobilità volontaria", nel tentativo di motivare maggiormente il dipendente che si propone per un diverso lavoro, una serie di aumenti indifferenziati piuttosto che una politica mirata agli incentivi su base produttività.

L'accordo fra Ministero e Sindacati Confederali ha invece suscitato una reazione di sdegno dai sindacati non confederali perchè a loro dire gli interventi proposti per accrescere la produttività servono solo a intensificare lo sfruttamento della forza-lavoro, mentre la razionalizzazione dell'impiego è un mezzo per ridurre o spostare figure professionali in modo iniquo.

Confesercenti sostiene invece che per migliorare la produttività bisogna eliminare l'inefficienza, gli sprechi e soprattutto l'inarrestabile aumento dei dipendenti pubblici che si è verificato negli ultimi 3 anni nonostante gli interventi di contenimento previsti nelle Finanziarie. Dati Istat alla mano, si sottolinea che «negli ultimi sei anni le retribuzioni lorde sono cresciute al netto dell'inflazione del 2,4% mentre quelle della pubblica amministrazione del 28% (escluse scuola e sanità) senza però una credibile crescita di produttività o di qualità dei servizi resi al cittadino».

Confesercenti auspica un intervento volto a ottimizzare i 3.371.000 dipendenti pubblici che a loro dire sono troppi e mal utilizzati. Propongono che «siano pagati il giusto, abbiano i contratti senza slittamenti, ma che si cominci a tagliare gli sprechi» (anche se non spiegano come) e rimpiazzare solo parzialmente il personale con giovani in grado di far fare un salto di qualità in termini di efficienza e modernizzazione.

I diretti interessati hanno ovviamente le loro rimostranze, sottolineando le misure sbagliate del Governo, che aumenta la precarietà, privatizza servizi utili ai cittadini e non incrementa gli stipendi nonostante i rinnovi del contratto di lavoro. Da queste premesse non si può pretendere una produttività crescente.

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Il cappello di questo articolo mi ha lasciato esterefatto. Ma veramente la gente pensa che i dipendenti pubblici abbiano diritto ad asili nido gratuiti, sconti e servizi di qualche genere? Ma dove? Paghiamo tutto e paghiamo anche più degli altri, perchè sul nostro (modesto) reddito paghiamo tutte le tasse. Altra cosa sconcertante: le retribuzioni dei dipendenti pubblici sarebbero aumentate del 28% negli ultimi sei anni, secondo Confesercenti. Come riportato anche nell'articolo, il contratto degli enti locali non è rinnovato dal 2005 e lo stipendio base per un impiegato di medio livello si aggira sui 1.100 euro. Il vero problema è l'ormai inesistente ricorso ai concorsi pubblici per la selezione del personale (tutte le assunzioni avvengono attraverso procedure dirette, in spregio alla Costituzione) e l'enorme zavorra di scansafatiche che ci portiamo dietro da anni. Ben vengano misure di controllo della produttività, sempre che non si traducano in valutazioni positive a prescindere, come accade tutt'ora.
scritto da Pietro Citarella - venerdì 15 febbraio 2008 alle ore 13.29
come dipendente pubblico io ho gia il controllo del cittadino sul mio lavoro e se esso dice che non svolgo la mia attivita riscio anche di essere licenziato perche prima viene la parola del cittadino poi la mia che pero devo difendermi da eventuali falsita.
scritto da lele - sabato 16 febbraio 2008 alle ore 17.58
Vedo che la campagna elettorale è già cominciata con il solito attacco sulla Croce Rossa (i dipendenti pubblici).

Facile bersaglio, anche perchè del tutto inerme alle illazioni da parte dei media.
scritto da Salvo Schiavone - lunedì 18 febbraio 2008 alle ore 11.39
Meritevoli nel privato e fannulloni nella P.A.?
Gli imprenditori italiani, dal pulpito di Confindustria, non fanno altro che impartire lezioni di competitività ed efficienza al pubblico impiego, parlando continuamente di "meritocrazia".

Poi si viene a scoprire che, nelle "loro" imprese, merito, competenza e professionalità, sono merce assai rara, o quantomeno qualità poste in ultima fila rispetto alla disponibilità a... ubbidire, a strisciare o addirittura a scivolare nel letto giusto.


Il servilismo, la cortigianeria, la piaggeria, il fantozzismo, la prostituzione fisica e morale nei confronti del “capo” contano più di ogni altro merito e vanno ben oltre i risultati ottenuti: un sistema "oggettivo" di valutazione meritocratica per operai, quadri e dirigenti, praticamente, non esiste nel privato! Come possono proporlo alla Pubblica Amministrazione?

L'assunzione, nel privato, arriva per segnalazioni familiari, personali e politiche.
La carriera, poi, dipende unicamente da quanto si è "bravi" ad “eseguire gli ordini dall’alto, senza discutere”!


Il clientelismo, il parassitismo, il corporativismo, il fannullismo, insomma, tutte quelle colpe che il mondo dell’impresa rimprovera alla pubblica amministrazione e che continuamente denuncia nell'apparato statale in genere, sono in realtà le fondamenta su cui si regge l'intera società italiana, soprattutto quella cosiddetta "privata": Rientri nelle grazie del capo? Ok, allora vai avanti! Altrimenti ciccia!

E non è vero che le strutture pubbliche - impiegando i soldi dei contribuenti - sono le uniche a dover rispondere ai cittadini del loro operato e che, invece, le imprese private, gestendo risorse proprie(!?), sono scevre da ogni responsabilità pubblica e possono fare ciò che vogliono, perché a pagare le “loro inefficienze" è tutto il paese: Parmalat, Cirio, Montedison docet, Fiat e cassa integrazione dei tempi bui confermano!

Per cui, prima di lamentarsi dei costi e delle inefficienze degli impiegati statali, forse, gli "imprenditori" (di piccole, medie e soprattutto grandi imprese) - gli unici che in Italia sudano e sgobbano onestamente - farebbero bene a guardare in "casa" propria!
scritto da http://statali.blogspot.com - venerdì 13 giugno 2008 alle ore 15.04

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