Migliorare la produttività dei dipendenti pubblici
di Alessia Valentini

Migliorare la produttività dei dipendenti pubblici

venerdì 15 febbraio 2008
Tra luoghi comuni e dati statistici, la produttività dei dipendenti pubblici è spesso messa in discussione. Per risolvere il problema non bastano leggi e nuovi strumenti tecnici: ecco cosa servirebbe

Una dipendente del Comune di Vicenza ci ha fatto presente che «la maggioranza dei dipendenti pubblici del Comune percepisce stipendi netti mensili che vanno da 936,70 euro (categoria A1) a 1.162,37 euro (categoria C4), in base dell'ultimo rinnovo contrattuale 2002/2005 e che però la qualità negli uffici comunali, così come negli altri servizi del Comune (asili nido, scuole materne) è ottima come lo è per moltissimi altri luoghi di lavoro del pubblico impiego.

Tuttavia il continuo processo di privatizzazione di interi settori pubblici, i tagli del personale e delle risorse, creano spesso situazioni nelle quali la confusione e lo "scadere della qualità del lavoro" diventano realtà e i primi a pagarne le conseguenze sono gli utenti e i dipendenti».

Possibili soluzioni

Aumentare gli stipendi. Chi è abituato a lavorare poco, continua a lavorare poco anche se prende di più a fine mese. Diventa allora necessaria l'introduzione di una parte variabile della retribuzione, legata alla produttività: più si lavora e si produce e maggiore è l'entità variabile a cui si ha diritto. Ma a questo punto il problema è la corretta misurazione dell'aumento di produttività per un dipendente pubblico.

Non vuol dire ovviamente lavorare di più, perché si ricadrebbe nell'istituto del lavoro straordinario. Significa lavorare meglio. Ma come si stabilisce se una pratica lavorata da uno sia migliore di quella lavorata da un collega? E se si deve stabilire la produttività di un insegnante, di un medico magari? Ancora più difficile è misurare la produttività dei pubblici dipendenti che non operano sul mercato o operano in condizioni di monopolio: in questi casi mancano ragionevoli comparazioni con strutture private. Ad oggi il problema resta aperto.

Ci sono casi, purtroppo, in cui pur avendo trovato una soluzione per valorizzare i dipendenti più capaci (un sistema di assegnazione degli incarichi adeguati alla specifica esperienza), si è verificata un'assegnazione di posizioni lavorative su base puramente clientelari.

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Il cappello di questo articolo mi ha lasciato esterefatto. Ma veramente la gente pensa che i dipendenti pubblici abbiano diritto ad asili nido gratuiti, sconti e servizi di qualche genere? Ma dove? Paghiamo tutto e paghiamo anche più degli altri, perchè sul nostro (modesto) reddito paghiamo tutte le tasse. Altra cosa sconcertante: le retribuzioni dei dipendenti pubblici sarebbero aumentate del 28% negli ultimi sei anni, secondo Confesercenti. Come riportato anche nell'articolo, il contratto degli enti locali non è rinnovato dal 2005 e lo stipendio base per un impiegato di medio livello si aggira sui 1.100 euro. Il vero problema è l'ormai inesistente ricorso ai concorsi pubblici per la selezione del personale (tutte le assunzioni avvengono attraverso procedure dirette, in spregio alla Costituzione) e l'enorme zavorra di scansafatiche che ci portiamo dietro da anni. Ben vengano misure di controllo della produttività, sempre che non si traducano in valutazioni positive a prescindere, come accade tutt'ora.
scritto da Pietro Citarella - venerdì 15 febbraio 2008 alle ore 13.29
come dipendente pubblico io ho gia il controllo del cittadino sul mio lavoro e se esso dice che non svolgo la mia attivita riscio anche di essere licenziato perche prima viene la parola del cittadino poi la mia che pero devo difendermi da eventuali falsita.
scritto da lele - sabato 16 febbraio 2008 alle ore 17.58
Vedo che la campagna elettorale è già cominciata con il solito attacco sulla Croce Rossa (i dipendenti pubblici).

Facile bersaglio, anche perchè del tutto inerme alle illazioni da parte dei media.
scritto da Salvo Schiavone - lunedì 18 febbraio 2008 alle ore 11.39
Meritevoli nel privato e fannulloni nella P.A.?
Gli imprenditori italiani, dal pulpito di Confindustria, non fanno altro che impartire lezioni di competitività ed efficienza al pubblico impiego, parlando continuamente di "meritocrazia".

Poi si viene a scoprire che, nelle "loro" imprese, merito, competenza e professionalità, sono merce assai rara, o quantomeno qualità poste in ultima fila rispetto alla disponibilità a... ubbidire, a strisciare o addirittura a scivolare nel letto giusto.


Il servilismo, la cortigianeria, la piaggeria, il fantozzismo, la prostituzione fisica e morale nei confronti del “capo” contano più di ogni altro merito e vanno ben oltre i risultati ottenuti: un sistema "oggettivo" di valutazione meritocratica per operai, quadri e dirigenti, praticamente, non esiste nel privato! Come possono proporlo alla Pubblica Amministrazione?

L'assunzione, nel privato, arriva per segnalazioni familiari, personali e politiche.
La carriera, poi, dipende unicamente da quanto si è "bravi" ad “eseguire gli ordini dall’alto, senza discutere”!


Il clientelismo, il parassitismo, il corporativismo, il fannullismo, insomma, tutte quelle colpe che il mondo dell’impresa rimprovera alla pubblica amministrazione e che continuamente denuncia nell'apparato statale in genere, sono in realtà le fondamenta su cui si regge l'intera società italiana, soprattutto quella cosiddetta "privata": Rientri nelle grazie del capo? Ok, allora vai avanti! Altrimenti ciccia!

E non è vero che le strutture pubbliche - impiegando i soldi dei contribuenti - sono le uniche a dover rispondere ai cittadini del loro operato e che, invece, le imprese private, gestendo risorse proprie(!?), sono scevre da ogni responsabilità pubblica e possono fare ciò che vogliono, perché a pagare le “loro inefficienze" è tutto il paese: Parmalat, Cirio, Montedison docet, Fiat e cassa integrazione dei tempi bui confermano!

Per cui, prima di lamentarsi dei costi e delle inefficienze degli impiegati statali, forse, gli "imprenditori" (di piccole, medie e soprattutto grandi imprese) - gli unici che in Italia sudano e sgobbano onestamente - farebbero bene a guardare in "casa" propria!
scritto da http://statali.blogspot.com - venerdì 13 giugno 2008 alle ore 15.04

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