Migliorare la produttività dei dipendenti pubblici
di Alessia Valentini

Migliorare la produttività dei dipendenti pubblici

venerdì 15 febbraio 2008
Tra luoghi comuni e dati statistici, la produttività dei dipendenti pubblici è spesso messa in discussione. Per risolvere il problema non bastano leggi e nuovi strumenti tecnici: ecco cosa servirebbe

La tecnologia. L'aggiornamento degli strumenti tecnologici a disposizione del pubblico dipendente potrebbe aumentarne la produttività. In realtà come i ministeri, con tanti dipendenti decentrati su tutto il territorio nazionale, la disponibilità di un ambiente di lavoro virtuale accessibile sia dalla sede centrale sia da remoto, a patto che sia sicuro e funzionale, può costituire un indiscusso vantaggio. Ad esempio una intranet adeguatamente attrezzata con strumenti di collaborazione, application sharing, workflow management e knowledge management consente:

  • Migliore capacità di comunicazione fra gli utenti grazie all'uso di mail, forum, messaggistica istantanea e di sistemi wiki
  • Migliore condivisione del lavoro, mediante applicazioni accessibili in modo condiviso da gruppi di utenti con lo stesso profilo, che possono così lavorare insieme pur se fisicamente distanti
  • Significativa ottimizzazione dei flussi di lavoro attraverso sistemi di workflow management che rispecchino l'organizzazione gerarchica/funzionale del lavoro da svolgere o dei processi autorizzativi di pratiche
  • Gestione efficace delle informazioni grazie alla centralizzazione delle risorse documentali digitalizzate ed alla loro classificazione per tassonomia

Questi strumenti devono essere coadiuvati da un'attenta riorganizzazione dei processi interni, un change management operato "cum grano salis" che supporti il cambiamento della modalità di lavoro rispettando le competenze e supportando l'aggiornamento della professionalità. Questo porterebbe alla riqualificazione e valorizzazione delle competenze del dipendente e a un suo maggiore coinvolgimento nelle attività operative, con conseguente aumento di produttività.

Non sono solo teorici (come le leggi) o i mezzi tecnici a sistemare le cose, ma anche l'uso che se ne fa. Vi sono casi di successo resi possibili da una gestione mirata al miglioramento dell'ambiente di lavoro, all'innovazione degli strumenti informatici, alla razionalizzazione dei compiti fra i dipendenti, alla loro attenta valorizzazione mediante l'ascolto, la collaborazione e il riconoscimento economico su base obiettivo. Il tutto evitando forme generalizzate di aumento di stipendio o misure di licenziamenti e trasferimenti di massa: "nihil difficle volendi".

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Il cappello di questo articolo mi ha lasciato esterefatto. Ma veramente la gente pensa che i dipendenti pubblici abbiano diritto ad asili nido gratuiti, sconti e servizi di qualche genere? Ma dove? Paghiamo tutto e paghiamo anche più degli altri, perchè sul nostro (modesto) reddito paghiamo tutte le tasse. Altra cosa sconcertante: le retribuzioni dei dipendenti pubblici sarebbero aumentate del 28% negli ultimi sei anni, secondo Confesercenti. Come riportato anche nell'articolo, il contratto degli enti locali non è rinnovato dal 2005 e lo stipendio base per un impiegato di medio livello si aggira sui 1.100 euro. Il vero problema è l'ormai inesistente ricorso ai concorsi pubblici per la selezione del personale (tutte le assunzioni avvengono attraverso procedure dirette, in spregio alla Costituzione) e l'enorme zavorra di scansafatiche che ci portiamo dietro da anni. Ben vengano misure di controllo della produttività, sempre che non si traducano in valutazioni positive a prescindere, come accade tutt'ora.
scritto da Pietro Citarella - venerdì 15 febbraio 2008 alle ore 13.29
come dipendente pubblico io ho gia il controllo del cittadino sul mio lavoro e se esso dice che non svolgo la mia attivita riscio anche di essere licenziato perche prima viene la parola del cittadino poi la mia che pero devo difendermi da eventuali falsita.
scritto da lele - sabato 16 febbraio 2008 alle ore 17.58
Vedo che la campagna elettorale è già cominciata con il solito attacco sulla Croce Rossa (i dipendenti pubblici).

Facile bersaglio, anche perchè del tutto inerme alle illazioni da parte dei media.
scritto da Salvo Schiavone - lunedì 18 febbraio 2008 alle ore 11.39
Meritevoli nel privato e fannulloni nella P.A.?
Gli imprenditori italiani, dal pulpito di Confindustria, non fanno altro che impartire lezioni di competitività ed efficienza al pubblico impiego, parlando continuamente di "meritocrazia".

Poi si viene a scoprire che, nelle "loro" imprese, merito, competenza e professionalità, sono merce assai rara, o quantomeno qualità poste in ultima fila rispetto alla disponibilità a... ubbidire, a strisciare o addirittura a scivolare nel letto giusto.


Il servilismo, la cortigianeria, la piaggeria, il fantozzismo, la prostituzione fisica e morale nei confronti del “capo” contano più di ogni altro merito e vanno ben oltre i risultati ottenuti: un sistema "oggettivo" di valutazione meritocratica per operai, quadri e dirigenti, praticamente, non esiste nel privato! Come possono proporlo alla Pubblica Amministrazione?

L'assunzione, nel privato, arriva per segnalazioni familiari, personali e politiche.
La carriera, poi, dipende unicamente da quanto si è "bravi" ad “eseguire gli ordini dall’alto, senza discutere”!


Il clientelismo, il parassitismo, il corporativismo, il fannullismo, insomma, tutte quelle colpe che il mondo dell’impresa rimprovera alla pubblica amministrazione e che continuamente denuncia nell'apparato statale in genere, sono in realtà le fondamenta su cui si regge l'intera società italiana, soprattutto quella cosiddetta "privata": Rientri nelle grazie del capo? Ok, allora vai avanti! Altrimenti ciccia!

E non è vero che le strutture pubbliche - impiegando i soldi dei contribuenti - sono le uniche a dover rispondere ai cittadini del loro operato e che, invece, le imprese private, gestendo risorse proprie(!?), sono scevre da ogni responsabilità pubblica e possono fare ciò che vogliono, perché a pagare le “loro inefficienze" è tutto il paese: Parmalat, Cirio, Montedison docet, Fiat e cassa integrazione dei tempi bui confermano!

Per cui, prima di lamentarsi dei costi e delle inefficienze degli impiegati statali, forse, gli "imprenditori" (di piccole, medie e soprattutto grandi imprese) - gli unici che in Italia sudano e sgobbano onestamente - farebbero bene a guardare in "casa" propria!
scritto da http://statali.blogspot.com - venerdì 13 giugno 2008 alle ore 15.04

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