La storia e la nascita dei CST
venerdì 30 luglio 2010

La storia e la nascita dei CST

a cura di Stefano Pierini
I Centri Servizi Territoriali sono delle strutture di aggregazione volte a risolvere i problemi dei piccoli comuni e delle realtà medio piccole

Nel settembre del 2005 il CNIPA pubblicava un avviso al fine di stimolare la costituzione dei Centri Servizi Territoriali (CST), associazioni stabili di Comuni, con prevalenza di quelli con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti. La funzione del bando era quella di individuare e quindi selezionare le aggregazioni di Comuni che, per modello associativo e struttura organizzativa, potessero dare continuità di servizi ICT per i piccoli e medi Comuni. Arrivarono 64 aggregazioni pari ad un coinvolgimento di 6000 comuni. Nel 2007 un secondo avviso in cui si richiedeva la progettazione per l'avvio di tali servizi. Dall'idea al fare, si persero per strada 14 aggregazioni e parteciparono in 50. Tale numero rappresentava: 3492 piccoli comuni a cui l'intervento era precipuamente dedicato, 65 province, 178 comunità montane e, oltre ad altre tipologie di associazioni, anche 6 Regioni. Quale era l'obiettivo pubblico per costruire una nuova struttura di promozione e coordinamento su un campo, quello dell'ICT e in realtà minori, che soprattutto per carenze culturali oltre che infrastrutturali, avevano grandi rischi di rimanere al palo?

Una risposta di sapiente lettura dei fabbisogni. I Centri Servizi Territoriali sono strutture di aggregazione studiate per risolvere non solo i problemi dei piccoli Comuni, termine con cui di solito si intendono i Comuni con meno di 5000 abitanti (il 72% del totale dei Comuni Italiani, in cui risiede il 20% della popolazione), ma di tutte quelle realtà medio piccole che si trovano ogni giorno a dover affrontare esigenze di:

  • Scarsità di risorse finanziarie, che non permettono il raggiungimento di economie di scala, e che sono pressate dal patto di stabilità interno;
  • Carenza di personale, e quindi di conoscenze e competenze necessarie a compiere scelte di mercato adeguate;
  • Mancanza di infrastrutture, con particolare riferimento alla connettività.

Su tale scenario, stimolante, ma irto di ostacoli (e molti burocratici) a circa 3 anni dall'uscita del bando CNIPA, abbiamo voluto individuare una realtà territoriale (il pesarese) che già nel 2008 avevo selezionato, illustrando i risultati del progetto E-demps in ambito della pianificazione strategica, in cui il comune di Pesaro era stato capofila di un ampia aggregazione interregionale e in tale contesto verificare le modalità di sviluppo, le criticità e le potenzialità che il CST può determinare su questo territorio.


Il CST e il territorio

La provincia di Pesaro e Urbino ha poco più di 370.000 abitanti e vi è particolarmente sviluppata l'industria del mobile, della nautica e gode di paesaggi con dolci colline ove è molto diffusa l'attività agrituristica. È ricca di cultura e di storia (il Montefeltro, l'Università di Urbino, il celeberrimo Raffaello, ecc..) e gran parte dei suoi comuni sono ubicati in aree montane (47 su 60). Pertanto il problema del digital divide è fortemente sentito dall'Amministrazione Provinciale, oltre alla forte senilizzazione delle imprese e ai problemi legati al ricambio generazionale e quindi è stato ritenuto indispensabile attuare un ruolo di coordinamento e supporto allo sviluppo nei vari settori strategici quali:

  • Il coordinamento e sviluppo dell'ICT (gestione associata e telematica dei servizi comunali);
  • La divulgazione fra gli enti delle buone prassi attivate nella P.A.;
  • Il supporto alla formazione anche con strumenti multimediali;
  • Lo sviluppo dei processi di e-governement;
  • Il creare una cultura dello sviluppo sostenibile.

Obiettivi

I Centri Servizi Territoriali a cui nel secondo bando del 2007, il CNIPA ha aggiunto anche il termine ALI (Alleanze Locali per l'Innovazione) hanno queste finalità generali:

  • Promuovere un'azione amministrativa (cosiddetto back-office) più adeguata a sottrarre i piccoli Comuni dal rischio incombente di marginalità ed esclusione;
  • Migliorare l'erogazione dei servizi da parte dei piccoli Comuni ai cittadini, alle imprese, al territorio;
  • Favorire economie di scala (gestione, manutenzione, acquisti) delle infrastrutture dell'ICT;
  • Favorire un cambiamento nelle relazioni fra le amministrazioni e creare flussi informativi tesi a favorire la partecipazione di tutti e non solo dei comuni con potenzialità organizzative e di risorse umane più efficienti.

Tali finalità sono possibili attraverso la progettazione di un modello di innovazione che risponde ai seguenti principi:

  • Creare forme e modelli di autogoverno e di cooperazione tra piccoli Comuni coinvolti;
  • Divulgare e valorizzare i modelli di cooperazione istituzionale;
  • Garantire l'inclusione "cooperativa" delle best practices;
  •  
  • Consentire la crescita delle realtà sociali economiche e culturali nei territori amministrati dai piccoli Comuni;
  • Dare strumenti gestionali ed organizzativi per il perseguimento degli obiettivi e degli interessi dei piccoli Comuni.

Nella finalità globale di un Centro Servizi Territoriale, il CST-PU si è caratterizzato per aver imperniato la sua azione su queste linee operative:

  1. Favorire uno sviluppo territoriale a dimensione locale che includesse i valori delle culture e delle identità che la comunità esprime;
  2. Promuovere un cambiamento condiviso e partecipato per acquisire l'innovazione;
  3. Dare il supporto tecnologico, gestionale ed organizzativo ai piccoli comuni, tramite essenzialmente la gestione associata dei servizi, con obiettivi primari riconducibili a dare a tutti i territori la stessa qualità e opportunità di fruizione dell'ICT, con particolare riguardo ai cittadini e alle imprese;
  4. Consentire il contenimento dei costi con economie di scala.

Un servizio per i comuni

 

Avendo come obiettivo target il piccolo comune, che peraltro caratterizza più del 70% l'intero territorio della Provincia, il CST-PU si è posto anche la finalità di favorire l'innovazione, utilizzando le potenzialità strumentali dell'ICT, in contesti che se non supportati da Enti maggiormente strutturati, avrebbero sofferto di marginalità tecnologica con gravi rischi di spopolamento, peraltro in atto, e di scarsa attrattività di inserimento produttivo con conseguenze forti sull'occupabilità. Ma necessitava far compartecipare nelle decisioni queste amministrazioni onde evitare di far calare dall'alto linee operative che, se non fatte proprie, avrebbero soltanto dato input senza ricevere i necessari adattamenti del contesto locale e non avrebbero creato sistemi di continuità. Pertanto una strategia è stata quella di puntare sulle risorse umane e di formarle, in modo costante, di valorizzare iniziative locali onde accrescere lo spirito emulativo e la motivazione in un contesto organizzativo difficile, quali sono la Pubblica Amministrazione e gli Enti Locali. A tal fine è stato sperimentato un sistema di governance con al centro la partecipazione degli enti aderenti.

 

La governance

 

La metodologia individuata è un flusso decisionale che parte dall'organo assembleare e si concretizza tecnicamente nel Comitato Esecutivo CSTPU, l'organo politico nel quale è stato inserito anche il Direttore Tecnico, che a sua volta rappresenta il momento di sintesi e di coordinamento di un Comitato tecnico, i cui componenti sono i tecnici designati dagli enti che aderiscono al Consorzio. I tecnici, a loro volta, possono essere i referenti di gruppi tematici anch'essi partecipati dal personale locale. Annualmente il Comitato Esecutivo propone e approva un piano tecnico che viene sottoposto all'Assemblea, comprensivo dei costi dei vari servizi offerti al territorio. Condivisione, valutazione e tracciabilità possiamo con questi tre temi definire le modalità di lavoro onde far decollare scelte e impegnare le risorse umane e finanziarie.


I servizi

 

L'adesione è stata veramente quasi totale da parte dei soggetti comunali e intercomunali:

  • 65 comuni su 67 (i 7 comuni della Valmarecchia che hanno ottenuto il passaggio dalla Provincia di Pesaro a quella di Rimini almeno fino alla fine del 2010 sono ancora soci del servizio)
  • Tutte le 6 Comunità Montane
  • Tutte le 4 Unioni dei Comuni
 

Per un totale di 76 soggetti serviti.

Quali servizi vengono erogati?

  • Servizi di connessione ad Internet, gestione dei sistemi di posta
  • Gestione dei siti comunali
  • Erogazione di applicativi gestionali (stipendi, protocolli informatici)
  • Servizi online da portali
  • Consulenza tecnica per l'implementazione delle infrastrutture ICT
  • Formazione attraverso sistemi e-learning (800 persone formate)
  • Servizi di gestione remota delle LAN e WAN comunali (40 comuni interconnessi).
 

Le best-practices

 

In piccole realtà comunali possono nascere delle iniziative che alimentano la partecipazione/innovazione e possano avere un riconoscimento anche mediatico? Il CST-PU può avere questa stimolante funzione che consente di far leva anche sulla voglia di superare l'anonimato che mortifica la creatività umana e che consente anche alle nuove generazioni di sentirsi parte della vitalità sociale, a volte esageratamente presente nelle grandi città.


Da questo punto di vista si possono citare due esperienze di successo che hanno visto coinvolti in qualità di enti pilota 5-6 comuni. La prima esperienza riguarda la "virtualizzazione" dei server comunali presso i due nodi tecnici su cui si articola il CSTPU. In questo caso si è proceduto alla sostituzione del "server fisico" installato presso il Comune con un "server virtuale" collocato nella "server farm" del CST. Con questa scelta il CST ha voluto mettere a disposizione le proprie infrastrutture tecnologiche e le proprie competenze al fine di togliere la complessità di gestione dei server fisici ai comuni coinvolti elevando nel contempo la qualità e la sicurezza dei servizi forniti. Questa attività si è potuta realizzare anche grazie alla presenza di una rete telematica di tipo "privato" che collega tutti gli enti del CST.

La seconda esperienza di successo riguarda il riutilizzo di soluzioni messe a punto dal comune di Pesaro, ente aderente al CSTPU, da parte di altri comuni del CSTPU. In questo caso non solo si è realizzato un travaso di soluzioni e di esperienze fra enti dello stesso CSTPU, che è uno degli obiettivi che é alla base della costituzione del CST, ma il riutilizzo delle esperienze del Comune di Pesaro da parte di altri comuni del CST ha permesso di valorizzare le attività svolte nell'ambito di due progetti nazionali ELICAT e FISCAT orientati alla gestione catastale ed alla fiscalità locale, in cui Provincia e Comune di Pesaro sono parte attiva.

 

L'ICT è la società in evoluzione e quindi il CST-PU come parteciperà a questa dinamica differenziazione di servizi, strumenti e opportunità? La domanda la poniamo all'ing. Adriano Gattoni, dirigente provinciale del Sistema Informativo e Statistico. I due casi di successo citati sono indicativi delle strategie che questo CST perseguirà anche nel prossimo futuro, da un lato si punterà sempre di più a togliere la complessità della gestione delle tecnologie ICT ai singoli comuni trasferendola al CST, dall'altro si favorirà sempre di più la circolarità e la condivisione delle esperienze sia a livello locale che a livello nazionale. Il tutto all'interno di una scenario in cui le applicazioni saranno erogate in modo quasi esclusivo tramite una rete telematica sempre più capillare e performante ed i servizi dei comuni dovranno essere gestiti sempre di più in forma associate. In questo caso le professionalità ed i servizi ICT che il CSTPU è in grado di fornire potranno operare sia come elemento catalizzatore per lo sviluppo di questo modello di gestione territoriale, sia come struttura in grado di ridurre il "digital divide culturale” che ancora caratterizza il rapporto fra un piccolo ed un grande ente nei confronti dell'evoluzione della società dell'informazione.




Versione originale: http://www.pubblicaamministrazione.net/governance/casehistory/2462/la-storia-e-la-nascita-dei-cst.html