Iab Forum, se la politica snobba Internet
di Lorenzo Gennari

Iab Forum, se la politica snobba Internet

giovedì 5 novembre 2009
Si è chiuso ieri a Milano lo IAB Forum 2009, il Salone della Comunicazione Interattiva italiana. Da registrare una scarsa attenzione della politica per Internet, in questo campo

Allo IAB Forum, che ha chiuso i battenti ieri a Milano, sono tutti concordi nel dire che «la politica non sposa Internet»; a cominciare da Layla Pavone, presidente di Iab Italia, che ha chiesto «più incentivi all'editoria online e meno miopia governativa».

A testimonianza di un'edizione dello IAB Forum snobbata dalla politica, ci sono state le illustri assenze del viceministro alle Comunicazioni, Paolo Romani (per il terzo anno consecutivo) e quella del forse più giustificato premier Silvio Berlusconi.

Eppure, come è emerso durante il Forum, Internet è un fenomeno di massa che riguarda 23 milioni di italiani, i quali passano sempre più tempo in rete sia per informarsi, sia per fare acquisti o intrattenersi. Per ora, la constatazione che le grandi trasformazioni siano figlie dell'iniziativa dei singoli e avvengano indipendentemente dalle intenzioni della politica non suggerisce ai governi la necessità di una spinta maggiore verso l'online.

Tanto è vero che, per la campagna europea del ministero del Turismo, fa notare Carlo Poss, presidente di Fcp-Assointernet, associazione che raggruppa le aziende che operano nel settore della vendita di spazi pubblicitari online, è stata scelta ancora una volta la Tv, con spese elevatissime per un settore che è stato rilanciato proprio grazie ad Internet.

Lo stesso Poss ha concluso il suo intervento con una battuta: «Sarebbe consolante sapere che la politica resta ferma per suoi oscuri disegni e che internet non riceve sostegno per colpa di un complotto. Sapere invece che tutto avviene soprattutto per indifferenza e spesso per incompetenza è solo desolante».

Le proposte lanciate al governo dallo IAB sono: Iva al 4% per gli investimenti pubblicitari su Internet (come nel caso dell'editoria su carta), investimenti pubblicitari della Pubblica amministrazione anche su Internet, campagne istituzionali per l'e-commerce e incentivi per la navigazione.


E poi si permettono di definire le regole per l'utilizzo di Internet!!!! Non partecipano a queste iniziative e non hanno benchè la minima idea di come funziona questo strumento che raccoglie quasi la metà del popolo Italiano. Non ci meravigliamo se le leggi che producono non hanno alcun senso e/o non sono applicabili
scritto da Maurizio - giovedì 5 novembre 2009 alle ore 14.12

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