Pirateria digitale, Fia e Uni Mei lanciano allarme
di Lorenzo Gennari

Pirateria digitale, Fia e Uni Mei lanciano allarme

mercoledì 17 marzo 2010
I rappresentanti dei lavoratori delle industrie creative europee hanno presentato a Bruxelles uno studio sull'impatto economico già provocato dalla pirateria. In Europa sarebbero a rischio più di un milione di posti di lavoro

L'allarme sui danni provocati dall'aumento della pirateria è stato lanciato oggi a Bruxelles dai sindacati europei delle industrie creative, inclusi Uni Mei (media, intrattenimento ed arti) e Fia (audiovisuali).

Lo studio presentato è quello commissionato alla società indipendente Tera Consultants che, oltre al danno economico già registrato negli utlimi anni prevede, entro il 2015, perdite fino a 240 miliardi di euro. Secondo l'indagine, nel 2008 le industrie creative dell'Ue (cinema, musica, televisione e software), hanno offerto un contributo pari al 6,9% o a circa 860 miliardi di euro al totale del Pil con una quota del 6,5% dell'occupazione totale dell'Ue, pari a circa 14 milioni di lavoratori.

Tera ha ipotizzato due scenari possibili entro i prossimi 5 anni, basandosi sulle previsioni del traffico Internet di Cisco System ed ipotizzando che non venga presa alcuna misura per arginare la pirateria. Il primo è quello in cui la pirateria digitale aumenti proporzionalmente al traffico del file-sharing; con questo ritmo il settore registrerebbe nel 2015 perdite nella produzione musicale, film, serie tv e software per circa 32 miliardi di euro. La perdita dei posti di lavoro in Ue sarebbe invece di circa 610 mila unità.

Il secondo scenario tiene conto sia dello scambio di file, sia dell'attività di streaming online. Le cifre, in questo caso, arriverebbero a ben 56 miliardi di euro di perdite e, in termini di posti di lavoro, si tratterebbe di una riduzione di circa 1,2 milioni di unità entro il 2015.

Le associazioni degli industriali del settore musicale aderenti a Confindustria, Afi, Fimi e Pmi, insieme alle maggiori organizzazioni sindacali italiane del settore, Slc Cgil, Sai - Sindacato attori italiano, Fistel Cisl e Uil - Unione Italiana Lavoratori, alla luce dello studio, hanno chiesto un forte intervento di contrasto ad un fenomeno che, sempre secondo le associazioni: «rischia di distruggere il settore creativo».


Eh certo! Perchè (portando ad esempio la musica) ad ogni album scaricato corrisponde un album non scaricato vero? Che poi sinceramente con 40 € di tassa maggiorata ad ogni hard disk venduto, avoglia a risollevare il mercato. Peccato che quei soldi andranno lietamente mangiati da qualche amministratore della siae.
scritto da Enrico - venerdì 19 marzo 2010 alle ore 9.30

I sindacati europei delle industrie creative dovrebbero incominciare ad investire euri nella protezione dei loro assistiti, invece che cercare di procurarsi rendite di posizione, sfruttando il lavoro di altri. I mezzi tecnologici ci sono tutti ., E' solo voglia di investire soldi per creare hardware e software idonei , non solo a proteggere, i file, ma in grado di identificare senza ombra del dubbio , chi impropriamente li usa.
scritto da mex - venerdì 19 marzo 2010 alle ore 9.30

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