Maltempo, nuova tragedia, vittime in Sicilia
di Redazione PA.net

Maltempo, nuova tragedia, vittime in Sicilia

mercoledì 23 novembre 2011
Forti piogge e nubrifagi provocano una frana di fango nel messinese: tre vittime a Saponara, gravi danni a Barcellona Pozzo di Gotto. Sul posto il capo della protezione civile, Gabrielli. La situazione.

Una nuova tragedia provocata dal maltempo, questa volta in Sicilia. Ieri le piogge e i nubifragi che si sono abbattuti sul Sud Italia hanno provocato una frana nel messinese, dove sono morte tre persone, fra cui un bambino. Le vittime, un bambino di dieci anni e altre due persone, padre e figlio, abitavano a Saponara, nella frazione di Scarcelli, che è stata investita da un'ondata di fango che ha travolto le case. Una ragazza di 24 anni che era dispersa è stata ritrovata: si trovava in un appartamento insieme a un'altra donna, erano coperte di fango fino al collo, ma le squadre di soccorso sono riuscite a salvarle.

Tutto questo succede a poche settimane dalle tragedie che hanno colpito prima le zone confinanti di Toscana e Liguria e poi la città di Genova

Oggi a Saponara si è recato il capo della protezione civile, Franco Gabrielli, su indicazione del presidente del Consiglio, Mario Monti, che si tiene costantemente informato della situazione.

«E stato un evento eccezionale, in 12 ore sono caduti oltre 260 millilitri d'acqua» ha dichiarato dopo un sopralluogo. L'incuria ambientale, l'abusivismo, il dissesto idrogeologico hanno fatto il resto. "A Barcellona Pozzo di Gotto abbiamo trovato il solito ineffabile fiume tombato» ha spiegato Gabrielli. E' il torrente Longano, che scorre lungo lunghi tratti d'asfalto, e che è esondato davanti al municipio. Decine di famiglie sono rimaste isolate nelle abitazioni. Il sindaco di Barcellona, Candeloro Nania, invita i cittadini a non uscire di casa. A Messina da ieri sono chiuse le scuole e l'università ha sospeso l'attività accademica. A Milazzo si è allagato in parte l'ospedale cittadino.

In quasi tutta la Sicilia la rete regionale ferroviaria è rallentata. All'alba di oggi sono stati ripristinati i collegamenti fra le stazioni di Pace del Mela e Milazzo, nel messinese, che ieri erano stati interrotti. Sospesi i treni a lunga percorrenza da e per Palermo e quelli locali fra Milazzo e Messina. L'autostrada A20 Messina-Palermo è chiusa fra Milazzo e Barcellona Pozzo di Gotto. Sono stati invece ripristinati i traghetti per le isole Eolie, che erano isolate da lunedì.

Nei centri più colpiti, Saponara e Barcellona Pozzo di Gozzo, i cittadini aiutano le squadre nelle operazione di soccorso. Il sindaco di Barcellona Pozzo di Gotto definisce la situazione «tragica» e spiega: «Sono crollati molti argini intorno ai torrenti, e se non si ripristina subito la sicurezza i danni potrebbero essere ancora più gravi e imprevedibili. Al momento le rete idrica e fognaria è saltata, i cittadini non hanno acquaelettricità».

Secondo quanto riferito dal capo della Protezione Civile, Gabrielli, ci sarebbero una dozzina di sfollati a Barcellona e una ventina a Saponara. Non si esclude la possibilità di evacuare le zone maggiormente colpite. Il sindaco di Saponara, Nicola Venuto, spiega: «c'è il rischio di dover disporre con una ordinanza l'evacuazione di 420 persone: 220 nel centro del paese e 200 nella frazione di Scarcella. Ci sono una dozzina di famiglie senza casa, ma c'è un rischio residuo sui costoni che va analizzato da geologi della Regione, dopo decideremo».

Gabrielli sottolinea che «appena la Regione siciliana formulerà la richiesta di stato di emergenza, questa verrà sicuramente portata al primo Consiglio dei ministri utile».

Questo è il momento dei soccorsi e della necessità di affrontare l'emergenza, ma poi verrà il turno delle critiche. Che si preannunciano pesanti, in una zona più volte colpita da tragedie determinate anche da una malagestione del territorio.

Gabrielli se la prende con la legge "milleproroghe" del 2011, che prevede l'autorizzazione del ministero delle Finanze per le spese per le emergenze: «Il blocco dei fondi per il maltempo degli anni scorsi nel messinese (160 mln di euro vincolati al patto di stabilita' della Regione siciliana) e' uno dei tanti frutti avvelenati di una legge che mi sono trovato a contrastare da solo o con poca compagnia» dichiara.

L'ennesimo allarme viene lanciato anche dal presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi Gian Vito Graziano: «Oramai siamo in guerra contro il dissesto idrogeologico. È una lotta impari. Per fronteggiare e vincere questa guerra dobbiamo assolutamente puntare sulla prevenzione e dobbiamo farlo presto».


E' il bollettino della quasi quotidiana guerra tra l'uomo e l'ambiente, vittima quest'ultimo e non carnefice del primo. Si chiama dissesto idrogeologico e ormai tutti sanno cos'è. E' un territorio fragile sul quale l'uomo dovrebbe poggiarsi come camminasse sulle uova e invece lo attraversa con i bulldozer. Situazione ulteriormente aggravata certamente da un clima cambiato e da conseguenti precipitazioni atmosferiche diverse da quelle a cui eravamo abituati solo 50anni fa. «È assolutamente urgente che l'Italia prenda atto che ci troviamo in una situazione climatica nuova rispetto a quella degli ultimi altrimenti rincorreremo emergenze su emergenze. Il nostro territorio è stato gestito molto male, comunque la situazione climatica più o meno consentiva di reggere eventi climatici rari». Ma la pioggia ha ora una «frequenza molto più alta e una intensità molto più forte». «Ora c'è una situazione di emergenza, lo abbiamo visto a Messina, in Liguria e Toscana. Ci sono aree che per circostanze climatiche che si creano, sono più esposte. Abbiamo la possibilità di capire che c'è una situazione di vulnerabilità e questa va affrontata subito». Poi che ci sono zone a rischio dove sono state insediate attività produttive. «Paghiamo un prezzo per una visione molto corta. Sono state utilizzate zone che già venti o trenta anni fa, il buon senso avrebbe consigliato di non utilizzare». E' il momento di «cominciare» ad agire sui territori - lì dove non si sarebbe dovuto mai costruire. Certo, si potrebbe far notare che il neoministro è stato decenni burocrate del ministero dell’Ambiente stesso e quindi - al di là dei buoni propositi emersi anche con l'ex titolare Prestigiacomo che però non riuscì a ottenere i finanziamenti richiesti - chieder conto di quanto lui stesso ha fatto in questo lungo periodo, ma tanto in Italia si sa che nessuno comunque pagherebbe il conto. Tranne l'ambiente e tranne le persone che ogni anno al nord, come al centro, come al sud muoiono troppo spesso per colpa di pianificazioni urbanistiche folli. Basti pensare che in quella stessa Messina, che solo due anni fa è stata colpita dallo stesso fenomeno, si trovano o si dice di aver trovato i soldi per costruire il Ponte e non si è mai fatto nulla invece per il dissesto idrogeologico. Se c'è una cosa che unisce l'Italia, è proprio la fragilità e la bellezza del suo territorio, ma al nord come al sud non si è imparata una che sia una lezione dal passato. Dal neogoverno Monti, come da quello che lo succederà dobbiamo come cittadini anche non ambientalisti imporre che almeno questo capitolo di spesa sia nell'agenda nazionale, anche perché se non ci sarà come prevenzione ci sarà comunque (e ben più salata) come ricostruzione. Vedo solo L'unità d'Italia dei morti da cemento e da dissesto idrogeologico.
scritto da Celso Vassalini - giovedì 24 novembre 2011 alle ore 9.09

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