Precari: uno su tre lavora nella pubblica amministrazione
di Teresa Barone

Precari: uno su tre lavora nella pubblica amministrazione

mercoledì 11 luglio 2012
Il precariato in Italia presenta una concentrazione elevata nella Pubblica Amministrazione, con scuola e sanità in cima alla classifica dei settori più colpiti.

Dalla Cgia di Mestre arriva un ritratto sconfortante del precariato in Italia, che coinvolge sempre di più la pubblica amministrazione: su 3.315.580 precari che lavorano nella penisola, infatti, uno su tre ha come datore di lavoro un ente pubblico, soprattutto nelle Regioni del Sud.

Secondo le stime della Cgia, infatti, cresce la concentrazione di lavoratori precari nella pubblica amministrazione, dei quali il 46% è in possesso del diploma di scuola media superiore, il 39% ha solo la licenza media e il 15,1% è laureato, una percentuale senza dubbio esigua. Lo stipendio base per un precario è pari a 927 euro per gli uomini, cifra che si abbassa fino a 759 euro per le donne.

Per quanto concerne il pubblico impiego, i dati della Cgia mostrano come tra i settori più densi di lavoratori precari in attesa di assunzione definitiva figurino sia la scuola sia la sanità, infatti, complessivamente si contano 514.814 precari operativi nei servizi pubblici, mentre nel sociale ammontano a 477.299. Sono cifre destinate ad aumentare se si includono nel conteggio anche i dipendenti diretti della PA, quindi operativi all’interno dei Ministeri, delle Regioni e degli Enti locali.

Escludendo la PA, invece, i precari si concentrano soprattutto nelle aziende del commercio, nei servizi alle imprese e negli alberghi e ristoranti (337.379), mentre a livello regionale la classifica delle zone d’Italia maggiormente caratterizzate dal precariato è guidata dalla Calabria, seguita dalla Sardegna, Sicilia e la Puglia. Il segretario della Cgia di Mestre Giuseppe Bortolussi ha sottolineato come la forte presenza di precari laureati sia in realtà un mito da sfatare, mentre la crisi dell’occupazione nel Paese sembra non essere circoscritta a una determinata qualifica o livello di istruzione.

«Il 38,9% del totale non ha proseguito gli studi dopo la scuola dell'obbligo. Questi dati smentiscono un luogo comune che identifica il precario in un giovane con un elevato livello di studio. Per questo è necessario pensare anche a questi lavoratori con un basso livello professionale che con la crisi rischiano di essere spazzati via dal mercato del lavoro.»

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Non c'è nulla di male nel tagliare 10 mila dipendenti pubblici, dipende come tagliamo, certo se non sappiamo separare le mele buone dalle mele marce diviene preoccupante. Prima di tagliare la sanità tagliamo gli enti pubblici inutili come il PRA, cioè il pubblico registro automobilistico fondendo il doppio inutile archivio nazionale veicoli presso il pubblico registro automobilistico e presso il ministero dei trasporti e della navigazione senza aspettare una direttiva europea. Poi lasciamo a casa i dipendenti pubblici che si trovano attualmente agli arresti domiciliari per associazione a delinquere finalizzata in corruzione e falsità ideologica. Poi lasciamo a casa i dipendenti pubblici condannati negli ultimi vent'anni per un qualsiasi reato contro la PA. Poi lasciamo a casa quei dirigenti che hanno almeno cinque funzionari agli arresti domiciliari per non avere attuato norme di prevenzione conto la corruzione, non a caso il Ddl anticorruzione non passa. Poi lasciamo a casa quei direttori che hanno firmato turni fatti dalla segretaria ai domiciliari dicendo ognuno si deve assumere le proprie responsabilità. Poi lasciamo a casa quei dirigenti che hanno perso i ricorsi dinanzi il tribunale amministrativo e che noi cittadini stiamo pagando perché secondo la corte dei conti la responsabilità civile della pubblica amministrazione non transita in responsabilità amministrativa del funzionario della PA se non si dimostra l'istituto del dolo. Poi lasciamo a casa quei dirigenti di quei ministeri in cui dopo nove mesi i totem erogatori di biglietti elimina code degli enti pubblici non sono mai entrati in funzione, perché gli sportelli non sono polifunzionali e intanto noi contribuenti li paghiamo. Poi lasciamo a casa tutti quei dirigenti che fanno installare cappe aspirafumi dei veicoli mai entrate in funzione e intanto in quel ministero i dipendenti pubblici si devono portare la carta per stampare o la penna da casa nonché la carta igienica. Poi licenziamo quei dirigenti che non impiegano la pec posta elettronica certificata perché se è vero che è obbligatoria è anche vero che non vi è sanzione alcuna per la pubblica amministrazione inadempiente. Insomma bisogna licenziare ma responsabilizzando e valorizzando quella risorsa dello stato che si chiama PA, fatta da tutte quelle persone che credono nel senso del servizio e della dedizione.
scritto da gino - giovedì 12 luglio 2012 alle ore 11.07

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