Università: più tasse per i fuoricorso? La polemica
di Teresa Barone

Università: più tasse per i fuoricorso? La polemica

lunedì 16 luglio 2012
Il Ministro Profumo propone l’aumento delle tasse universitarie per i fuoricorso per incentivare il conseguimento della laurea entro i tempi previsti.

Le recenti dichiarazioni del Ministro dell’Istruzione Francesco Profumo in materia di tasse universitarie e studenti fuoricorso stanno destando non poche polemiche: la proposta per favorire il conseguimento della laurea nei tempi stabiliti è aumentare le tasse ai danni di coloro che ritardano, e che hanno un costo anche in termini sociali.

Il Ministro Profumo ha le idee chiare e anche la spending review affronta il problema proponendo di escludere gli studenti fuoricorso dall’applicazione del tetto dl 20%, un provvedimento che consisterebbe nell’incremento delle tasse universitarie per oltre 600 mila studenti che non completano gli studi nei tempi previsti dall’ordinamento universitario, una percentuale che nell’anno accademico 2010-2011 è stata pari al 33,59%.

«I fuori corso all'università esistono solo da noi, bisogna cambiare rotta. All’Italia manca il rispetto delle regole e dei tempi. Credo che la scuola sul rispetto delle regole debba dare un segnale forte, gli studenti fuori corso hanno un costo, anche in termini sociali».

Non un provvedimento punitivo ma un incentivo a puntare sullo studio senza perdite di tempo inutili e improduttive: così vede il provvedimento inserito nella spending review il Ministro Profumo, il quale tuttavia ammette la probabile inefficacia al fine di limitare il numero dei fuoricorso, che dovrebbero essere motivati in altro modo e soprattutto valorizzando le capacità e attitudini personali.

«Non puniamo nessuno, il 20% va depurato solo perché nel tempo sono cambiate le condizioni».

La polemica scaturita in seguito alle dichiarazioni del Ministro tocca da vicino la categoria degli studenti lavoratori, che per primi sarebbero penalizzati da un aumento delle tasse per i fuoricorso. Le Università dovrebbero pertanto creare condizioni migliori a favore degli studenti lavoratori, attivando misure volte e diluire le tempistiche di studio evitando che chi rallenta gli studi per motivi di lavoro possa finire nel limbo dei fuoricorso: un esempio è dato da Telmasapienza, l'unica università telematica pubblica attivata dalla Sapienza di Roma per sostenere tutti gli studenti fuori sede.

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A parte il fatto che non sempre dipende dallo studente: esiste una varietà di situazioni che andrebbe analizzata ed esistono ancora diffusamente nelle università pubbliche “troppe baronie” che impediscono il normale percorso di studi. Il fenomeno infatti mi risulta meno diffuso nelle istituzioni private che evidentemente hanno altro approccio formativo. Ci sono pure situazioni che non consentono il conseguimento del titolo accademico per sopravvenute gravi situazioni sanitarie. In questo caso che facciamo? Penalizziamo chi già è stato penalizzato dalla sorte !?
scritto da giuseppe - giovedì 19 luglio 2012 alle ore 8.49

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