Green ICT & ICT for Green
mercoledì 16 giugno 2010

Green ICT & ICT for Green

a cura di Valentina Sacchetti
La Commissione Europea invita a fare di più per un'economia efficiente sul piano energetico e basse emissioni di CO2

Il settore ICT è responsabile di una parte delle emissioni e contribuisce in larga misura ad incrementare la quota di elettro-rifiuti annualmente prodotti. Le tecnologie ICT sarebbero però in grado di portare a una riduzione complessiva delle emissioni del 15% entro il 2020, grazie al miglioramento del monitoraggio e della gestione del consumo energetico negli uffici e negli spazi pubblici.

È comunque vero che per poter progettare prodotti più eco-compatibili è importante migliorare e rendere più efficiente e ambientalmente compatibile l'intero ciclo di vita dei prodotti informatici, dalla loro progettazione, alla produzione, alla logistica e alla vendita/acquisto, all'utilizzo e infine allo smaltimento, in modo da tenere in considerazione quali materiali e sostanze privilegiare e incentivare. Si provvede alla ricerca di soluzioni capaci di ridurre i consumi e l'impatto ambientale delle infrastrutture IT e provvedere alla gestione degli apparecchi dimessi. Quest'approccio è quello che viene definito green IT, green computing o ICT eco-sostenibile, ovvero un insieme di studi e applicazioni che si pongono come obiettivo principale una maggior efficienza nell'utilizzo delle risorse tecnologiche, accompagnata da una maggiore attenzione nei confronti dell'ambiente.

Le iniziative di Green ICT lanciate nel corso degli ultimi anni hanno avuto particolare risonanza grazie alla nuova sensibilità sui temi della riduzione dell'impatto ambientale. In un'economia caratterizzata dall'esplosione delle apparecchiature digitali, collegabili in rete con protocolli Ip, il ruolo dell'ICT per l'efficienza e l'ambiente è ancora più ampio. Il processo di sostituzione e integrazione delle tecnologie elettromeccaniche con quelle digitali consente di aumentare le possibilità di raccolta e archiviazione di dati che possono essere elaborati e condivisi per effettuare analisi e mettere in atto azioni migliorative. Si pensi ad esempio, nel settore elettrico, alla sostituzione dei vecchi contatori con quelli "intelligenti" che consentono di disporre di misure dei consumi di energia per intervalli di tempo, abilitano azioni di demand side management, oltre ad evitare l'intervento di squadre sul territorio per l'attivazione o disattivazione della fornitura di energia elettrica. La chiave di successo risiede proprio nella capacità di tali sistemi di gestire un aumento esponenziale di dati, elaborandoli e mettendoli a disposizione di altri applicativi.

 

L'utilizzo della Fatturazione Elettronica avrebbe conseguenze positive sull'ambiente: lo mette in luce uno studio dell'Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione della School of Management del Politecnico di Milano. Il settore privato e il settore pubblico in Italia emettono e conservano un'enorme quantità di documenti. L'emissione, lo scambio e la conservazione nel solo formato digitale di questi documenti può rappresentare un'importante opportunità di contenimento dei costi: un argomento di indubbio interesse per tutte le organizzazioni coinvolte nel ciclo ordine-pagamento, dalle imprese al mondo bancario, dai fornitori alle PA. Secondo quanto emerge dalle ricerche condotte, grazie a queste soluzioni si può risparmiare molto. Il nostro Paese ogni anno vede lo scambio di circa 1,3 miliardi di fatture, prevalentemente di cui solo il 5-6% sono digitalizzate; solo nella Pubblica Amministrazione si risparmierebbero intorno ai 2 miliardi di euro ogni anno. Nonostante gli evidenti vantaggi che comporta l'adozione di tale tecnologia, la Fatturazione Elettronica è ancora oggi un fenomeno limitato a causa delle resistenze culturali: prime fra tutte la limitata consapevolezza del valore che questa soluzione può portare in termini di ottimizzazione dei costi di archiviazione documentale e di impatto sull'ambiente e la conseguente scarsa propensione all'investimento.


La green IT é stata collocata al primo posto fra le tendenze che influenzeranno maggiormente il mondo IT e le imprese operanti nel settore. La filosofia delle green IT, trae spunto dalle "tre R" del movimento ambientalista (ridurre, riusare, riciclare), ma quando si parla di green IT non si tratta soltanto di implementare tecnologie vantaggiose in termini di riduzione del riscaldamento globale e di costi, ma anche di soluzioni in grado di apportare sostanziali miglioramenti alla qualità degli ambienti di lavoro.

Attraverso la riduzione delle emissioni di CO2, del volume degli apparati (senza penalizzazione delle prestazioni) e del rumore. L'attenzione per l'ottimizzazione dei componenti e dei consumi si concentra prevalentemente sui data center, i quali, in funzione dell'alta densità dei componenti (server, storage, networking) toccano elevati picchi di consumo; ciò avviene sia nel caso si tratti di apparecchiature obsolete rispetto agli standard attuali sia per quanto riguarda quei data center di ultima generazione non eco-tech. Per gli utilizzatori, il risparmio energetico derivante dall'adozione di una soluzione ottimizzata rispetto ad un dispositivo standard è quantificabile al 33%.

Da almeno un biennio le più importanti aziende produttrici del settore IT hanno varato programmi di greencomputing, in osservanza delle direttive europee, hanno intrapreso strategie per facilitare il riciclaggio e lo smaltimento della spazzatura elettronica e ridurre al minimo i componenti inquinanti dei quali i device sono generalmente composti (materiali talvolta tossici e con problemi di smaltimento come piombo, mercurio e cadmio). Alcune aziende propongono inoltre soluzioni di smaltimento gratuito degli apparati obsoleti ed hanno avviato iniziative per favorire l'acquisto di tecnologie riciclabili, incentivando i clienti con programmi di partnership ed agevolazioni. Più in generale, la sperimentazione converge sull'individuazione di best practices tali da renderne più convenienti il recupero o il riciclo dei singoli componenti. Tra i punti forti del green approach vanno annoverati, oltre alla riduzione dei componenti pericolosi, anche la riduzione del numero e del tipo dei materiali utilizzati, la standardizzazione delle plastiche per facilitarne il riuso e l'eliminazione dei colori, grazie a produzioni in cui essi sono già compresi nei materiali. Oltre a questo, le aziende puntano soprattutto sull'ottimizzazione dei sistemi e, tramite un'attenta analisi progettuale, all'eliminazione delle componenti IT superflue o ridondanti. Per quanto riguarda la riduzione dei consumi energetici, le soluzioni proposte variano dall'ottimizzazione delle infrastrutture, all'individuazione di nuovi componenti per i circuiti integrati, all'applicazione delle nanotecnologie, alla riduzione dei tempi di preriscaldamento per le stampanti, alla valutazioni di nuovi sistemi di raffreddamento come ad esempio il raffreddamento biomimetico.


Gli IT manager possono quindi decidere di affidarsi alle oggi numerose soluzioni proposte dalle più importanti aziende produttrici le quali sono tutte a vario titolo impegnate nella sperimentazione e pratica di soluzioni green IT. Per avere un quadro super partes, svincolato dalle indicazioni di un singolo fornitore, è possibile far riferimento alle indicazioni fornite da alcune organizzazione internazionali, alle quali fanno capo specifici gruppi di lavoro impegnati nella valutazione di soluzioni green IT e nel rilascio di tutorial per gli amministratori. Fra queste si segnalano, in particolare, "Snia", organizzazione no-profit impegnata nella valutazione di soluzioni di green storage, e il consorzio "Green Grid", attivo nell'individuazione di best practices per la riduzione del consumo energetico dei data center.

La Commissione Europea, che ha adottato una raccomandazione per favorire questo passaggio, ha chiesto agli Stati membri e all'industria ICT di definire metodologie comuni per misurare il consumo di energia e le emissioni di CO2. A questo scopo, un focus group dell'ITU specializzato in tecnologie dell'informazione e della comunicazione e cambiamenti climatici, ha proposto uno standard per calcolare l'impatto effettivo derivante dall'uso di tecnologie ICT nell'ambito della dematerializzazione (la sostituzione di atomi con bit che prevede, ad esempio, l'acquisto di file MP3 invece che di un CD). Il focus group ITU-T ha stabilito una serie di linee guida per misurare con esattezza queste variabili e dovrebbe presto trasformarle in una Raccomandazione o in uno standard a cui rifarsi per limitare il proprio impatto ambientale.

La raccomandazione, spiega la Commissione, mira ad incrementare i partenariati pubblico-privato. «Il settore ICT può indicare la via verso una crescita maggiormente sostenibile e rispettosa dell'ambiente e dare impulso alla creazione di posti di lavoro verdi» in Europa, ha dichiarato Viviane Reding, Commissario Ue per la società dell'informazione e i media. «Dobbiamo cogliere questa opportunità per porci all'avanguardia nel campo delle tecnologie ad alta efficienza energetica – non solo perché questo è il modo migliore per ridurre in modo sostenibile le emissioni di CO 2 ma anche perché il potenziale ecologico di tali tecnologie può dischiudere nuove opportunità imprenditoriali per le imprese europee del settore delle TIC», ha aggiunto.




Versione originale: http://www.pubblicaamministrazione.net/infrastrutture-it/articoli/2392/green-ict-e-ict-for-green.html