Timbri digitali per il documento cartaceo
di Andrea Spiezia

Timbri digitali per il documento cartaceo

venerdì 28 marzo 2008
Il documento elettronico si diffonde rapidamente in molte strutture pubbliche. Ma spesso si rende necessario il passaggio dal formato elettronico a quello cartaceo. Intervengono i timbri digitali

La firma digitale è stata individuata dal "Codice dell'amministrazione digitale" del 7/03/2005 come la soluzione ai problemi di non modificabilità, integrità e non ripudio dei documenti elettronici. Il riconoscimento dell'autenticità di un documento cartaceo, invece, è stato storicamente sempre basato su elementi quali il tipo di carta filigranata, inchiostri speciali, timbri e firma autografa. Il problema nasce quando si deve passare dal documento in formato elettronico a quello in formato cartaceo. Quando un documento elettronico è stampato, infatti, tutti gli attributi dati dalla firma digitale sono definitivamente persi, quindi il documento stampato necessita nuovamente di essere autenticato con i tradizionali metodi, perdendo così i vantaggi di essere nato in formato elettronico e di essere stato firmato in maniera digitale. Per risolvere questo inconveniente sono state avanzate numerose soluzioni, ma tra tutte quelle proposte quella che riscuote i maggiori consensi e che si sta diffondendo più rapidamente è quella dei cosiddetti timbri digitali.

Tale problema si evidenzia soprattutto negli ambiti in cui sono frequenti i passaggi dal formato elettronico a quello cartaceo: è questo il caso della Pubblica Amministrazione e del rapporto tra questa e i suoi utenti (cittadini e imprese). In particolare, possiamo identificare diversi casi pratici come ad esempio il rilascio di documenti ufficiali quali abilitazioni, permessi di soggiorno, concessioni, autorizzazioni, visti, nulla osta, certificati anagrafici o di residenza, certificati di proprietà di veicoli, licenze, visure catastali e commerciali. Oppure ricevute di pagamento come, ad esempio, transazioni online, ricevute di bonifici, estratti conto contributivi, pagamenti di tasse e imposte online, abbonamenti o iscrizioni a servizi pubblici.

È forte l'esigenza di proteggere tali documenti in tutte le fasi del loro ciclo di vita, indipendentemente dal supporto utilizzato sia esso cartaceo o elettronico. Nella soluzione al problema proposta con i timbri digitali il documento elettronico firmato è trasformato in un codice grafico bidimensionale capace di contenere l'intero documento e la sua firma digitale. Ovviamente il timbro digitale deve stampare tali informazioni in una maniera codificata e leggibile da strumenti elettronici. Questo accorgimento permette anche di realizzare documenti cartacei che riportino stampate, e leggibili, solo le informazioni pubbliche del documento, mantenendo tutte le informazioni riservate e/o sensibili crittografate all'interno dello stampato. L'accesso a queste informazioni sarà consentito solo a coloro che hanno le necessarie autorizzazioni.

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L'articolo affronta un tema di grandissimo interesse legato in particolare alla esigenza di rendere infalsificabili i dati trattati elettronicamnete quando si necessita di "rimaterializzarli su carta".
Esiste un codice bidimensionale denominato 2D Plus, creato e realizzato dalla società di cui, insiema al altri colleghi, sono Socio Fondatore. Tale codice per sua natura consente di inserire una enorme quantità di dati ed unitamente alla firma digitale questi ultimi vengono resi inalterabili. La Società Secure Edge è stata la prima in Italia a diffondere il concetto di trasferimento della firma digitale alla carta.
Ulteriori possibili informazioni possono essere facilmente reperibili sul sito.
scritto da Luciano Di Piazza - venerdì 28 marzo 2008 alle ore 10.28
Esiste un problema di fondo, assolutamente rilevante e di difficile soluzione. I documenti "vecchi" riportavano timbro a inchiostro e firma a penna del funzionario responsabile, per cui il documento era "prova a se stesso" dell' originalità. I documenti digitali, anche quando riportassero il "timbro digitale" a 2D, non potrebbero avere valore legale, dato che la verifica della loro validità dovrebbe essere ricercata presso dei data-base esterni. Ci sarebbe troppo da scrivere sull'argomento, ma ritengo che nè la firma digitale, nè il timbro digitale, possano essere garanzia di alcunchè. Tra l'altro, mentre i vecchi documenti cartacei avevano una durata illimitata, quelli archiviati in forma digitale hanno un tempo massimo di conservazione (mi pare 20 anni), dopo il quale possono essere eliminati. E allora, immaginiamo cosa succede per i titoli di possesso e tutti i documenti di importanza essenziale nel momento in cui non c'è più traccia di essi presso i gestori terzi (tra l'altro società private esposte alla possibilità di fallimento e alla conseguente perdita di dati rilevantissimi di vitale importanza). Sono favorevole all'archiviazione digitale nella P.A., ma ogni documento deve essere rilasciato in forma cartacea al cittadino richiedente, dotandolo di timbro digitale purchè integrato dal classico timbro a inchiostro e dalla normalissima firma del responsabile. Rischiamo seriamente un futuro di totale anarchia burocratica e di indimostrabilità di qualunque cosa.
scritto da Giuseppe Carbone - lunedì 14 dicembre 2015 alle ore 22.43

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