Bollate: l'Amministrazione sceglie l'Open Source
di Aldo Lupi

Bollate: l'Amministrazione sceglie l'Open Source

mercoledì 24 ottobre 2007
Una scelta basata su una intuizione che si rivela vincente in termini di efficienza e di ROI

Qualcosa è cambiato. L'aumento del livello di alfabetizzazione informatica e il miglioramento della qualità del software libero sta diffondendo l'idea che affacciarsi al mondo open source per la Pubblica Amministrazione non solo è possibile, ma è anche una strada effettivamente praticabile, se intrapresa con intelligenza e determinazione.

È il caso del Comune di Bollate: per l'Amministrazione la diffusione del software libero presso gli uffici comunali era un obiettivo prioritario, suffragato dalle cifre. Presso l'Ente sono presenti circa 200 postazioni di lavoro, su cui erano installati applicativi basati su Lotus Smart Suite come prodotti per la produttività individuale.

In previsione di una loro sostituzione per adeguamento tecnologico, si è fatta un'analisi di costo: acquisire licenze OEM di prodotti Microsoft che svolgessero le stesse funzionalità aveva un costo medio di circa 300 € per licenza individuale (stima basata su listini CONSIP), per un totale di 60.000 €. La licenza OEM scade al momento della sostituzione della macchina su cui il prodotto è installato, per cui, ipotizzando una vita utile di 3-4 anni per ogni macchina, si è stimato un costo annuo di 15.000-20.000 € l'anno per il mantenimento del software. Oltre a questi costi, facilmente misurabili, si dovevano aggiungere i costi celati di approvvigionamento del software e di costante monitoraggio della situazione licenze.

A fronte di questi numeri, l'Amministrazione ha ritenuto opportuno valutare la possibilità di intraprendere il cammino verso l'open source, con l'obiettivo di tagliare i costi software e sposare una filosofia di condivisione gratuita della conoscenza. Questo passaggio non è impossibile, ma necessita di pianificare e gestire tutti gli aspetti, tecnologici, organizzativi e psicologici della transizione. Cercheremo adesso di riassumere le diverse fasi operative di questa metamorfosi.

1. Analisi della compatibilità dei documenti

Presso il Comune tutti i documenti erano stati creati utilizzando il word processor e il foglio elettronico della suite di Lotus, che utilizza i formati ".lwp" e ".wk3". Era necessario convertirli in un formato leggibile con gli applicativi di Open Office.

La scelta in realtà è caduta non sui formati nativi della suite di Open Office, bensì sui formati ".doc" e ".xls". I notissimi formati Microsoft sono universalmente riconosciuti e hanno facilitato l'interscambio dei documenti. A questo scopo, è stata affrontata un'analisi approfondita dei documenti e dei modelli creati dai dipendenti con la vecchia suite, per vedere se il passaggio al nuovo formato avrebbe comportato delle controindicazioni nell'uso di elementi grafici, tabellari o nell'uso di variabili dinamiche. Quasi tutti i documenti erano convertibili nei nuovi formati senza particolari artifici.

Questa analisi ha comportato circa due mesi di tempo, nei quali i tecnici del Comune hanno analizzato i documenti e i modelli creati da ogni area dell'Ente, testando la possibilità di sostituirli con documenti alternativi utilizzabili con la suite Open Office.

Pagine: 1 | 2 | 3

molto bello e intelligente!!!
scritto da liliana - lunedì 5 novembre 2007 alle ore 9.03
Soprattutto per l'ente pubblico i termini di efficienza e ROI evidenziati, pur importanti per il suo bilancio, sono secondari rispetto al valore qualitativo conseguente all'uso dello standard ISO/IEC 26300 sviluppato in Open Office (http://www.iso.org/iso/iso_catalogue/catalogue_tc/catalogue_detail.htm?csnumber=43485). Questa scelta, infatti, garantirà nel futuro la piena libertà di accesso ai documenti prodotti da parte della cittadinanza. Un passo concreto verso la e-democracy.
scritto da Bruno Fabretto - lunedì 5 novembre 2007 alle ore 9.04
La scelta di OpenOffice è senza dubbio condivisibile per motivi sia tecnici, sia di risparmio. Oltretutto la migrazione a OpenOffice si sta diffondendo anche nel nostro paese. Il risparmio c'è ed è importante soprattutto nel medio-lungo termine, ma ancora più importante è la libertà di gestione che si acquisisce. Trovo incomprensibile per una PA l'utilizzo dei formati .doc e .xls invece dell'ODT (standard ISO)!
scritto da Andrea - lunedì 5 novembre 2007 alle ore 12.02
Valuto positivamente la sostituzione di applicativi open source a suite proprietarie, pur utilizzando la rinomata suite commerciale da più di 20 anni, sono studi che credo tutti stiano conducendo in qualche modo. Il confronto fra le suite non credo sia semplice da illustrare in quanto andrebbe effettuata una valutazione anche su funzioni che a volte le suite opensource non hanno ma il punto è un altro. Credo di poter arrivare ad una conclusione che è importante migrare o adottare opensource quando i software disponibili soddisfano le esigenze operative della postazione di lavoro e affidarsi al software commerciale quando, ahimè, non c'è la valida alternativa opensource.
scritto da otello carrieri - mercoledì 7 novembre 2007 alle ore 10.28
grande finalmente inizia l'apertura all'open basta il monopolio a caro prezzo. collaboriamo tutti e l'open sarà sempre migliore
scritto da massimo - mercoledì 14 novembre 2007 alle ore 9.14
Condivido solo in pare l'opinione di Andrea sull'utilizzo dei formati nativi di open office. Utilizzarli è possibile, scambiarli con alri utenti non sempre è agevole. La scelta dei formati di open office è purista, quella dei formati MS Office è, ahimé, realista... L'importante è comunque lavorare per diffondere una mentalità, ogni strategia evolutiva deve affrontare gradatemente tutte le problematiche per superarle
scritto da Aldo Lupi - giovedì 22 novembre 2007 alle ore 14.31
Aldo Lupi indica l'opportunità di una scelta prudente "realista e graduale" nell'adozione di una strategia evolutiva. Non è questo il caso in quanto OpenOffice legge i formati MS Office ed ha l'opzione di inviarli negli stessi formati. Interoperabilità & Accessibilità sono qualità native del software open source fatte proprie dal WWW Consortium
scritto da Bruno Fabretto - giovedì 14 febbraio 2008 alle ore 16.52

Inserisci il tuo commento

Nome (obbligatorio):
Email (obbligatorio):
Sito:
 
Vuoi salvare questi dati?
Commento:
Codice di controllo:

Uso dei PC nelle scuole italiane