mercoledì 14 dicembre 2011
Manovra Monti, Imu e tasse locali: quanto aumentano
a cura di Barbara Weisz
Fra tassa sulla prima casa, Imu sugli altri immobili, rivalutazione catastale, le tasse locali previste dalla manovra Monti varranno 13,2 mld nel 2012; dall'abolizione delle province, risparmi per 510 milioni: i calcoli della Cgia di Mestre.
Con l'Imu, la nuova tassa sugli immobili che tornerà a riguardare anche la prima casa, la rivalutazione dei valori catastali, e insomma con le novità previste dalla manovra Monti le tasse locali aumenteranno nel 2012 di 13,2 miliardi di euro complessivi. Soldi che, in gran parte, andranno però a finire nelle casse dello Stato e non in quelle di Regioni e Comuni (a meno che questi ultimi non alzino i propri contributi). I calcoli sono stati fatti dalla Cgia di Mestre, che ha cercato di valutare anche quanto risparmierebbe lo stato dall'eventuale abolizione delle province, ad esclusione di quelle di Trento e Bolzano (in manovra, in realtà, non c'è l'abolizione, che verrà fatta per legge costituzionale, ma un grosso ridimensionamento): comunque, in termini assoluti, il risparmio dell'eventuae abolizione è pari a 510 milioni di euro all'anno.
Partiamo dall'analisi sulle tasse locali. Va subito precisato che l'indagine della Cgia è stata fatta sulla base del decreto del governo, e non incamera le modifiche alla manovra in corso nel dibattito alla Camera (ad esempio, gli sgravi sulla casa per chi ha figli).
Con la reintroduzione dell'Ici (che ora si chiama Imu) sulla prima casa, la rivalutazione catastale e l'anticipo Imu sugli altri immobili, nel 2012 il gettito sarà pari a 21,8 miliardi di di euro, di cui 3,8 arriveranno dalle prime case e gli altri 18 miiardi dagli altri immobili (seconde e terze case, ma anche negozi, laboratori e così via). Significa un incremento di gettito per le tasse locali pari a 11 miliardi di euro.
Ma, sottolinea la Cgia, nel decreto Salva Italia il comma 11 dell'articolo 13 attribuisce allo Stato il 50% dell'Imu sugli immobili diversi dalle prime case: quindi 9 miliardi di euro vanno allo Stato. In sintesi, se dai 21,8 miliardi di cui sopra togliamo i circa 10 miliardi che già oggi i sindaci ricevono dall'Ici, e i 9 che andranno allo stato, ai Comuni rimangono circa due miliardi di euro. Ma sempre nell'articolo 13 del decreto, al comma 17, è prevista la riduzione del Fondo sperimentale di riequilibrio dei Comuni delle Regioni ordinarie e dei trasferimenti statali ai Comuni delle altre Regioni per un ammontare complessivo di due miliardi di euro. Il risultato è che lo stato, fra incassi diretti e risparmi di spesa, porta a casa 11 miliardi di euro, mentre i Comuni restano praticamente a quota zero.
E passiamo alle Regioni. L'aumento dell'aliquota base dell'addizionale Irpef dallo 0,9% all'1,23% vale 2,2 miliardi nel 2012. Ma per le Regioni a statuto ordinario ci sarà una riduzione della compartecipazione IVA (che finanzia la sanità) e del Fondo sanitario nazionale (per le Regioni speciali), per un taglio complessivo di 2,2 miliardi di euro. Quindi anche qui, lo stato risparmia 2,2 miliardi di finanziamenti alla Sanità, le Regioni restano a saldo zero.
La conseguenza è che «Regioni ed enti locali potranno avere maggiori risorse solo se decideranno di aumentare le aliquote dei rispettivi tributi già dal prossimo anno» sottolinea Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre, che prosegue: «Per l’IMU sugli immobili diversi dalle abitazioni principali, l’aliquota base sarà dello 0,76% e potrà essere variata (in aumento o in diminuzione) di 0,3 punti percentuali. Per l’imposta sulle prime case, invece, l’aliquota base dello 0,4% potrà essere incrementa o diminuita di 0,2 punti percentuali, così come si potrà eventualmente incrementare la detrazione di 200 euro. Tali disposizioni si aggiungono allo sblocco delle addizionali comunali IRPEF, fino allo 0,8%, e dell’addizionale regionale IRPEF, ulteriore 0,5% rispetto all’aliquota base».
In pratica, o ci guadagna solo la Stato oppure, per far entrare un pò di soldi in più nelle casse degli enti locali, sarà più salato il conto per i cittadini.
E veniamo al capitolo relativo alle Province. Qui c'è senz'altro un risparmio per lo Stato, che però in termini percentuali si limita al 3,9% della spesa complessiva relativa agli enti locali. In termini assoluti, significa 510 milioni di euro. La Cgia ha fatto i calcoli Regione per Regione.
In termini di sintesi generale, nelle Regioni a statuto ordinario l'abolizione delle province farebbe risparmiare un totale di 412 milioni di euro, a cui se ne aggiungono 88 dalle realtà che si trovano nelle Regioni a statuto speciale (escludendo la Valle d'Aosta, che non ha province, e Trento e Bolzano, che sembrano destinate a sopravvivere).
Il risparmio massimo,in termini percentuali, si avrebbe in Sardegna, con l'8.97%, pari a 34,9 milioni di euro (rispetto a una spesa regionale di 389,4 milioni), mentre quello più basso riguarderebbe il Friuli Venezia Giulia, con il 2,11% (il risparmio dell'abolizione delle province è calcolato in 10,6 milioni di euro su una spesa totale di 502,7).
In termini assoluti, a risparmiare di più sarebbe la Lombardia, con 61,4 milioni, che però rappresentano "solo" il 3,22% della cifra di 1 miliardo e 906,9 milioni di spesa totale. Segue il Lazio, con 49,3 milioni in meno, il 5,2% del costo complessivo pari a 948,9 milioni.
Il fatto che alla fine l'abolizione di tutti questi enti comporti risparmi per una percentuale limitata al 3,9% «è un dato che non deve stupire» commenta ancora Bortolussi, che spiega: «l’abolizione delle Province farebbe risparmiare, nel breve periodo, solo le voci di spesa riguardanti i costi della politica e quelle legate al funzionamento della macchina amministrativa. Per contro, le competenze oggi in capo alle Province e, soprattutto, i relativi costi di gestione e del personale, andrebbero, probabilmente, spalmate sulle Regioni ed i Comuni che si accollerebbero le funzioni delle Amministrazioni provinciali cancellate».