Facebook, D'Alia ribadisce la sua posizione
di Lorenzo Gennari

Facebook, D'Alia ribadisce la sua posizione

venerdì 13 febbraio 2009
Dopo la risposta ufficiale di Facebook e l'intervento di Google sulla questione dell'emendamento del pacchetto sicurezza proposto dal senatore Gianpiero D'Alia, le parti in causa continuano ad essere divise

Il senatore Gianpiero D'Alia, presidente del gruppo UDC-SVP–Autonomie, avvocato cassazionista al suo terzo mandato parlamentare, non sembra scomporsi più di tanto rispetto alla levata di scudi che ha suscitato un suo breve emendamento al testo del ddl sul pacchetto sicurezza.

Contrario al provvedimento nel suo complesso, il senatore difende e conferma la sua scelta, confortato dalle molte sensibilità offese dalle dilaganti ed aberranti formazioni che impazzano sui social network e inneggiano, tifano e cercano consensi per progetti tanto criminali quanto improbabili.

Il popolo della rete, quello buono, quello che confina certe imbarazzanti iniziative nell'ambito del gioco goliardico, diffida e guarda con sospetto ogni tentativo suscettibile di limitare la proverbiale libertà della rete. Divise in partenza, anche dopo l'intervento, seppure in ritardo dei diretti interessati, le parti non hanno mosso un passo l'una verso l'altra.

Dal punto di vista dei "facebookiani", dei bloggers, dei gestori di siti internet e dei semplici partecipanti ai forum in rete, per contrastare validamente le iniziative illecite e ogni forma di apologia di reato occorre risalire alle responsabilità personali e agire utilizzando tutte le risorse tecnologiche possibili, ma mai arrendersi alla soluzione più facile ed immediata: oscurare il portatore sano.

Qualcuno sostiene addirittura che non si tratti di una svista, del frutto di scarse conoscenze della complessa operatività che lega i soggetti presenti nei diversi ruoli su Internet, ma di un disegno preordinato di natura censoria che, in modo subdolo, intenda far tacere il dissenso azionando le leve dell'allarme sociale.

D'Alia invece rimane convinto che la regolamentazione sia doverosa soprattuto per rispetto nei confronti dei familiari delle vittime della mafia, della pedofilia, del fascismo o di tutti coloro che vengono offesi, brutalizzati o umiliati attraverso i video pubblicati su youtube e, non potendo intervenire sulla realtà legislativa d'oltreoceano, sposta la responsabilità sugli Internet Service Provider.

Difficile dire chi abbia torto e chi ragione. Forse non tutte le preoccupazioni sono giustificate, non tutte le tendenze a minimizzare sono condivisili.


Dopo il divieto di manifestare nelle piazze dove vi sono luohi di culto, è partito l' assalto frontale. E non ci si poteva aspettare altro. In Facebook, gli amici di Provenzano sono circa 400: volendo si possono organizzare con un giro di sms. Gli amici di Falcone e Borsellino sono 396.000 e senza la rete non potrebbero organizzarsi. Lo stesso dicasi per la pagina Facebook di Salvatore Borsellino. Io mi ricordo che Cuffaro ad ogni anniversario della strage di Capaci era a festeggiare da qualche parte, ma mai a posare un fiore lì. Ed è dello stesso partito di questo D'Alia (il cui padre è stato per 30 anni nella DC siciliana). Il semplice fatto che una esigua minoranza esista su Facebook, (minoranza come lo è l' UDC nel paese) porterebbe alla chiusura dell' intera piattaforma, cagionando danno a tutti gli italiani. A chi va sulla pagina delle ricette, a quelli che seguono il calcio, a quelli che seguono le belle donne e così via. Decisione che prenderebbe d' imperio il ministro degli Interni anche basandosi su soli sospetti o antipatie personali. Neanche nel 20ennio fascista si è arrivati a tanto! Almeno Gramsci ha potuto scrivere i suoi quaderni nella prigionia, ma qui si vuol proibire addirittura di dissentire! Certo mi chiedo una cosa: ma come ha fatto il senatore D'Alia a sapere che c'erano gruppi che inneggiavano a Cutolo o Provenzano? Di sicuro li avrà cercati, e se li ha cercati...O magari ha qualche amico che...Perchè su Facebook, si possono vedere chi sono gli amici, ma non i gruppi di cui uno fa parte! Io non ho mai sentito la necessità di cercare tali gruppi. Strano che lui lo abbia fatto!
scritto da Roberto - lunedì 16 febbraio 2009 alle ore 9.02
Riporto una letterea pubblica di un giornalista: Egregio senatore D'Alia, non mi ricordo di lei, neppure quando ero cronista di giudiziaria a La Voce di Montanelli. Di cosa si occupava? Di comunicazione? Di Informazione? Oggi vengo a conoscenza della sua esistenza perchè ha proposto un emendamento, già approvato in Senato, ad un disegno di legge del ministro Brunetta che permette al ministro degli Interni, Roberto Maroni, di oscurare Internet in Italia: blog, You Tube e Facebook. Lei propone in sostanza l'introduzione "dell'articolo 50 bis al pacchetto sicurezza" per costringere i provider a oscurare i siti che commettono istigazione a delinquere o apologia di reato. E leggo anche che, secondo lei, vanno oscurati i blog che contengano commenti riconducibili a tale reato. Vedo che lei è un avvocato. E' uno esperto, addirittura un "cassazionista". Dunque sa molto bene che l'apologia di reato è già considerato un reato (ad esempio la difesa del fascismo) e allora non c'è bisogno di oscurare nulla. Ci penserà la magistratura: dopo aver ricevuto la "notizia di reato" (in seguito a una querela, ad esempio), procede ad accertare i fatti, e se il reato sussiste prosegue l'azione penale. Ma vorrei soprattutto farle presente un'altra cosa che sicuramente lei sa bene: anche il reato di "istigazione a delinquere" è già previsto dal Codice penale, articolo 414 e 415. Eh, sì: ci hanno già pensato, senatore D'Alia! Se qualcuno istiga qualcuno a commettere un reato, in qualunque forma, ci pensano i magistrati. Dopo aver accertato il reato (attenzione: solo dopo!) possono ordinare l'arresto e il sequestro di materiale informativo, dunque compreso un blog. A cosa serve allora il suo emendamento? Lei è siciliano e milita nell'Udc. In Sicilia il capo dell'Udc è Totò Cuffaro, oggi senatore come lei nonostante sia stato condannato a 5 anni di reclusione per favoreggiamento semplice verso Cosa Nostra, associazione a delinquere che nel mondo conoscono meglio col nome di Mafia. Tralascio il fatto che lei, se proprio ci tiene a non far commettere reati a qualcuno, dovrebbe consigliare al suo collega di partito quantomeno di dimettersi dalla carica di senatore, ma mi soffermo sull'intervista audio rilasciata ad Alessandro Gilioli: dice che lei oscurerebbe Facebook perchè non ha chiuso i gruppi che inneggiavano a Totò Riina, ma non leggo sue dichiarazioni sulla stampa che stigmatizzano il reato commesso dal suo collega Cuffaro. Il suo emendamento, in sostanza, punta a oscurare preventivamente - cioè prima di qualunque sentenza della magistratura - quei blog che contengano una "istigazione a delinquere". Ora basterebbe che un normale intruso, magari pagato da qualcuno, entri in un blog famoso, che abbia oltre 1.000 visite al giorno (ad esempio voglioscendere.it, beppegrillo.it, danielemartinelli.it, pieroricca.it, byoblu.com... la lista è lunga...) e lasci tra i commenti un testo che istiga a delinquere o difende il fascismo. Se lei conosce poco poco Internet, sa bene che un blogger non può leggersi ogni giorno migliaia di commenti e dunque, se qualcuno si sente offeso, può chiederne la cancellazione. Lo può fare anche un magistrato, ma dopo aver accertato il reato. Invece a cosa serve - ripeto - il suo emendamento? In pratica apre la porta ai massoni, faccendieri, servizi deviati, strutture segrete e robe simili che in Italia abbondano, e permette di inserire anonimamente commenti "trappola" al fine di consentire al Ministero degli Interni di oscurare un blog. Stessa sorte per You Tube e per Facebook? E cosa pensare quando lei afferma che "questa è una prima norma che va nella direzione di regolamentare Internet..."? All'estero, senatore D'Alia, i giornali hanno già sorriso per una tale proposta normativa. Qui invece siamo preoccupati. La dittatura di cui si parla da mesi forse è ogni giorno sempre più reale. Mi faccia una cortesia: continui a fare l'avvocato, attività di cui sicuramente è esperto. Il senatore, invece, lo farà ancora per pochi anni, poi si vedrà se gli elettori la riconfermano. Per il resto, lasci Internet in mano agli esperti, eh? Cordiali saluti. Enzo Di Frenna giornalista professionista
scritto da Sandro kensan - domenica 15 febbraio 2009 alle ore 23.29
Riporto una letterea pubblica di un giornalista: Egregio senatore D'Alia, non mi ricordo di lei, neppure quando ero cronista di giudiziaria a La Voce di Montanelli. Di cosa si occupava? Di comunicazione? Di Informazione? Oggi vengo a conoscenza della sua esistenza perchè ha proposto un emendamento, già approvato in Senato, ad un disegno di legge del ministro Brunetta che permette al ministro degli Interni, Roberto Maroni, di oscurare Internet in Italia: blog, You Tube e Facebook. Lei propone in sostanza l'introduzione "dell'articolo 50 bis al pacchetto sicurezza" per costringere i provider a oscurare i siti che commettono istigazione a delinquere o apologia di reato. E leggo anche che, secondo lei, vanno oscurati i blog che contengano commenti riconducibili a tale reato. Vedo che lei è un avvocato. E' uno esperto, addirittura un "cassazionista". Dunque sa molto bene che l'apologia di reato è già considerato un reato (ad esempio la difesa del fascismo) e allora non c'è bisogno di oscurare nulla. Ci penserà la magistratura: dopo aver ricevuto la "notizia di reato" (in seguito a una querela, ad esempio), procede ad accertare i fatti, e se il reato sussiste prosegue l'azione penale. Ma vorrei soprattutto farle presente un'altra cosa che sicuramente lei sa bene: anche il reato di "istigazione a delinquere" è già previsto dal Codice penale, articolo 414 e 415. Eh, sì: ci hanno già pensato, senatore D'Alia! Se qualcuno istiga qualcuno a commettere un reato, in qualunque forma, ci pensano i magistrati. Dopo aver accertato il reato (attenzione: solo dopo!) possono ordinare l'arresto e il sequestro di materiale informativo, dunque compreso un blog. A cosa serve allora il suo emendamento? Lei è siciliano e milita nell'Udc. In Sicilia il capo dell'Udc è Totò Cuffaro, oggi senatore come lei nonostante sia stato condannato a 5 anni di reclusione per favoreggiamento semplice verso Cosa Nostra, associazione a delinquere che nel mondo conoscono meglio col nome di Mafia. Tralascio il fatto che lei, se proprio ci tiene a non far commettere reati a qualcuno, dovrebbe consigliare al suo collega di partito quantomeno di dimettersi dalla carica di senatore, ma mi soffermo sull'intervista audio rilasciata ad Alessandro Gilioli: dice che lei oscurerebbe Facebook perchè non ha chiuso i gruppi che inneggiavano a Totò Riina, ma non leggo sue dichiarazioni sulla stampa che stigmatizzano il reato commesso dal suo collega Cuffaro. Il suo emendamento, in sostanza, punta a oscurare preventivamente - cioè prima di qualunque sentenza della magistratura - quei blog che contengano una "istigazione a delinquere". Ora basterebbe che un normale intruso, magari pagato da qualcuno, entri in un blog famoso, che abbia oltre 1.000 visite al giorno (ad esempio voglioscendere.it, beppegrillo.it, danielemartinelli.it, pieroricca.it, byoblu.com... la lista è lunga...) e lasci tra i commenti un testo che istiga a delinquere o difende il fascismo. Se lei conosce poco poco Internet, sa bene che un blogger non può leggersi ogni giorno migliaia di commenti e dunque, se qualcuno si sente offeso, può chiederne la cancellazione. Lo può fare anche un magistrato, ma dopo aver accertato il reato. Invece a cosa serve - ripeto - il suo emendamento? In pratica apre la porta ai massoni, faccendieri, servizi deviati, strutture segrete e robe simili che in Italia abbondano, e permette di inserire anonimamente commenti "trappola" al fine di consentire al Ministero degli Interni di oscurare un blog. Stessa sorte per You Tube e per Facebook? E cosa pensare quando lei afferma che "questa è una prima norma che va nella direzione di regolamentare Internet..."? All'estero, senatore D'Alia, i giornali hanno già sorriso per una tale proposta normativa. Qui invece siamo preoccupati. La dittatura di cui si parla da mesi forse è ogni giorno sempre più reale. Mi faccia una cortesia: continui a fare l'avvocato, attività di cui sicuramente è esperto. Il senatore, invece, lo farà ancora per pochi anni, poi si vedrà se gli elettori la riconfermano. Per il resto, lasci Internet in mano agli esperti, eh? Cordiali saluti. Enzo Di Frenna giornalista professionista
scritto da Sandro kensan - domenica 15 febbraio 2009 alle ore 23.29
Riporto una letterea pubblica di un giornalista: Egregio senatore D'Alia, non mi ricordo di lei, neppure quando ero cronista di giudiziaria a La Voce di Montanelli. Di cosa si occupava? Di comunicazione? Di Informazione? Oggi vengo a conoscenza della sua esistenza perchè ha proposto un emendamento, già approvato in Senato, ad un disegno di legge del ministro Brunetta che permette al ministro degli Interni, Roberto Maroni, di oscurare Internet in Italia: blog, You Tube e Facebook. Lei propone in sostanza l'introduzione "dell'articolo 50 bis al pacchetto sicurezza" per costringere i provider a oscurare i siti che commettono istigazione a delinquere o apologia di reato. E leggo anche che, secondo lei, vanno oscurati i blog che contengano commenti riconducibili a tale reato. Vedo che lei è un avvocato. E' uno esperto, addirittura un "cassazionista". Dunque sa molto bene che l'apologia di reato è già considerato un reato (ad esempio la difesa del fascismo) e allora non c'è bisogno di oscurare nulla. Ci penserà la magistratura: dopo aver ricevuto la "notizia di reato" (in seguito a una querela, ad esempio), procede ad accertare i fatti, e se il reato sussiste prosegue l'azione penale. Ma vorrei soprattutto farle presente un'altra cosa che sicuramente lei sa bene: anche il reato di "istigazione a delinquere" è già previsto dal Codice penale, articolo 414 e 415. Eh, sì: ci hanno già pensato, senatore D'Alia! Se qualcuno istiga qualcuno a commettere un reato, in qualunque forma, ci pensano i magistrati. Dopo aver accertato il reato (attenzione: solo dopo!) possono ordinare l'arresto e il sequestro di materiale informativo, dunque compreso un blog. A cosa serve allora il suo emendamento? Lei è siciliano e milita nell'Udc. In Sicilia il capo dell'Udc è Totò Cuffaro, oggi senatore come lei nonostante sia stato condannato a 5 anni di reclusione per favoreggiamento semplice verso Cosa Nostra, associazione a delinquere che nel mondo conoscono meglio col nome di Mafia. Tralascio il fatto che lei, se proprio ci tiene a non far commettere reati a qualcuno, dovrebbe consigliare al suo collega di partito quantomeno di dimettersi dalla carica di senatore, ma mi soffermo sull'intervista audio rilasciata ad Alessandro Gilioli: dice che lei oscurerebbe Facebook perchè non ha chiuso i gruppi che inneggiavano a Totò Riina, ma non leggo sue dichiarazioni sulla stampa che stigmatizzano il reato commesso dal suo collega Cuffaro. Il suo emendamento, in sostanza, punta a oscurare preventivamente - cioè prima di qualunque sentenza della magistratura - quei blog che contengano una "istigazione a delinquere". Ora basterebbe che un normale intruso, magari pagato da qualcuno, entri in un blog famoso, che abbia oltre 1.000 visite al giorno (ad esempio voglioscendere.it, beppegrillo.it, danielemartinelli.it, pieroricca.it, byoblu.com... la lista è lunga...) e lasci tra i commenti un testo che istiga a delinquere o difende il fascismo. Se lei conosce poco poco Internet, sa bene che un blogger non può leggersi ogni giorno migliaia di commenti e dunque, se qualcuno si sente offeso, può chiederne la cancellazione. Lo può fare anche un magistrato, ma dopo aver accertato il reato. Invece a cosa serve - ripeto - il suo emendamento? In pratica apre la porta ai massoni, faccendieri, servizi deviati, strutture segrete e robe simili che in Italia abbondano, e permette di inserire anonimamente commenti "trappola" al fine di consentire al Ministero degli Interni di oscurare un blog. Stessa sorte per You Tube e per Facebook? E cosa pensare quando lei afferma che "questa è una prima norma che va nella direzione di regolamentare Internet..."? All'estero, senatore D'Alia, i giornali hanno già sorriso per una tale proposta normativa. Qui invece siamo preoccupati. La dittatura di cui si parla da mesi forse è ogni giorno sempre più reale. Mi faccia una cortesia: continui a fare l'avvocato, attività di cui sicuramente è esperto. Il senatore, invece, lo farà ancora per pochi anni, poi si vedrà se gli elettori la riconfermano. Per il resto, lasci Internet in mano agli esperti, eh? Cordiali saluti. Enzo Di Frenna giornalista professionista
scritto da Sandro kensan - domenica 15 febbraio 2009 alle ore 23.30
Riporto una letterea pubblica di un giornalista: Egregio senatore D'Alia, non mi ricordo di lei, neppure quando ero cronista di giudiziaria a La Voce di Montanelli. Di cosa si occupava? Di comunicazione? Di Informazione? Oggi vengo a conoscenza della sua esistenza perchè ha proposto un emendamento, già approvato in Senato, ad un disegno di legge del ministro Brunetta che permette al ministro degli Interni, Roberto Maroni, di oscurare Internet in Italia: blog, You Tube e Facebook. Lei propone in sostanza l'introduzione "dell'articolo 50 bis al pacchetto sicurezza" per costringere i provider a oscurare i siti che commettono istigazione a delinquere o apologia di reato. E leggo anche che, secondo lei, vanno oscurati i blog che contengano commenti riconducibili a tale reato. Vedo che lei è un avvocato. E' uno esperto, addirittura un "cassazionista". Dunque sa molto bene che l'apologia di reato è già considerato un reato (ad esempio la difesa del fascismo) e allora non c'è bisogno di oscurare nulla. Ci penserà la magistratura: dopo aver ricevuto la "notizia di reato" (in seguito a una querela, ad esempio), procede ad accertare i fatti, e se il reato sussiste prosegue l'azione penale. Ma vorrei soprattutto farle presente un'altra cosa che sicuramente lei sa bene: anche il reato di "istigazione a delinquere" è già previsto dal Codice penale, articolo 414 e 415. Eh, sì: ci hanno già pensato, senatore D'Alia! Se qualcuno istiga qualcuno a commettere un reato, in qualunque forma, ci pensano i magistrati. Dopo aver accertato il reato (attenzione: solo dopo!) possono ordinare l'arresto e il sequestro di materiale informativo, dunque compreso un blog. A cosa serve allora il suo emendamento? Lei è siciliano e milita nell'Udc. In Sicilia il capo dell'Udc è Totò Cuffaro, oggi senatore come lei nonostante sia stato condannato a 5 anni di reclusione per favoreggiamento semplice verso Cosa Nostra, associazione a delinquere che nel mondo conoscono meglio col nome di Mafia. Tralascio il fatto che lei, se proprio ci tiene a non far commettere reati a qualcuno, dovrebbe consigliare al suo collega di partito quantomeno di dimettersi dalla carica di senatore, ma mi soffermo sull'intervista audio rilasciata ad Alessandro Gilioli: dice che lei oscurerebbe Facebook perchè non ha chiuso i gruppi che inneggiavano a Totò Riina, ma non leggo sue dichiarazioni sulla stampa che stigmatizzano il reato commesso dal suo collega Cuffaro. Il suo emendamento, in sostanza, punta a oscurare preventivamente - cioè prima di qualunque sentenza della magistratura - quei blog che contengano una "istigazione a delinquere". Ora basterebbe che un normale intruso, magari pagato da qualcuno, entri in un blog famoso, che abbia oltre 1.000 visite al giorno (ad esempio voglioscendere.it, beppegrillo.it, danielemartinelli.it, pieroricca.it, byoblu.com... la lista è lunga...) e lasci tra i commenti un testo che istiga a delinquere o difende il fascismo. Se lei conosce poco poco Internet, sa bene che un blogger non può leggersi ogni giorno migliaia di commenti e dunque, se qualcuno si sente offeso, può chiederne la cancellazione. Lo può fare anche un magistrato, ma dopo aver accertato il reato. Invece a cosa serve - ripeto - il suo emendamento? In pratica apre la porta ai massoni, faccendieri, servizi deviati, strutture segrete e robe simili che in Italia abbondano, e permette di inserire anonimamente commenti "trappola" al fine di consentire al Ministero degli Interni di oscurare un blog. Stessa sorte per You Tube e per Facebook? E cosa pensare quando lei afferma che "questa è una prima norma che va nella direzione di regolamentare Internet..."? All'estero, senatore D'Alia, i giornali hanno già sorriso per una tale proposta normativa. Qui invece siamo preoccupati. La dittatura di cui si parla da mesi forse è ogni giorno sempre più reale. Mi faccia una cortesia: continui a fare l'avvocato, attività di cui sicuramente è esperto. Il senatore, invece, lo farà ancora per pochi anni, poi si vedrà se gli elettori la riconfermano. Per il resto, lasci Internet in mano agli esperti, eh? Cordiali saluti. Enzo Di Frenna giornalista professionista
scritto da Sandro kensan - domenica 15 febbraio 2009 alle ore 23.30
Riporto una letterea pubblica di un giornalista: Egregio senatore D'Alia, non mi ricordo di lei, neppure quando ero cronista di giudiziaria a La Voce di Montanelli. Di cosa si occupava? Di comunicazione? Di Informazione? Oggi vengo a conoscenza della sua esistenza perchè ha proposto un emendamento, già approvato in Senato, ad un disegno di legge del ministro Brunetta che permette al ministro degli Interni, Roberto Maroni, di oscurare Internet in Italia: blog, You Tube e Facebook. Lei propone in sostanza l'introduzione "dell'articolo 50 bis al pacchetto sicurezza" per costringere i provider a oscurare i siti che commettono istigazione a delinquere o apologia di reato. E leggo anche che, secondo lei, vanno oscurati i blog che contengano commenti riconducibili a tale reato. Vedo che lei è un avvocato. E' uno esperto, addirittura un "cassazionista". Dunque sa molto bene che l'apologia di reato è già considerato un reato (ad esempio la difesa del fascismo) e allora non c'è bisogno di oscurare nulla. Ci penserà la magistratura: dopo aver ricevuto la "notizia di reato" (in seguito a una querela, ad esempio), procede ad accertare i fatti, e se il reato sussiste prosegue l'azione penale. Ma vorrei soprattutto farle presente un'altra cosa che sicuramente lei sa bene: anche il reato di "istigazione a delinquere" è già previsto dal Codice penale, articolo 414 e 415. Eh, sì: ci hanno già pensato, senatore D'Alia! Se qualcuno istiga qualcuno a commettere un reato, in qualunque forma, ci pensano i magistrati. Dopo aver accertato il reato (attenzione: solo dopo!) possono ordinare l'arresto e il sequestro di materiale informativo, dunque compreso un blog. A cosa serve allora il suo emendamento? Lei è siciliano e milita nell'Udc. In Sicilia il capo dell'Udc è Totò Cuffaro, oggi senatore come lei nonostante sia stato condannato a 5 anni di reclusione per favoreggiamento semplice verso Cosa Nostra, associazione a delinquere che nel mondo conoscono meglio col nome di Mafia. Tralascio il fatto che lei, se proprio ci tiene a non far commettere reati a qualcuno, dovrebbe consigliare al suo collega di partito quantomeno di dimettersi dalla carica di senatore, ma mi soffermo sull'intervista audio rilasciata ad Alessandro Gilioli: dice che lei oscurerebbe Facebook perchè non ha chiuso i gruppi che inneggiavano a Totò Riina, ma non leggo sue dichiarazioni sulla stampa che stigmatizzano il reato commesso dal suo collega Cuffaro. Il suo emendamento, in sostanza, punta a oscurare preventivamente - cioè prima di qualunque sentenza della magistratura - quei blog che contengano una "istigazione a delinquere". Ora basterebbe che un normale intruso, magari pagato da qualcuno, entri in un blog famoso, che abbia oltre 1.000 visite al giorno (ad esempio voglioscendere.it, beppegrillo.it, danielemartinelli.it, pieroricca.it, byoblu.com... la lista è lunga...) e lasci tra i commenti un testo che istiga a delinquere o difende il fascismo. Se lei conosce poco poco Internet, sa bene che un blogger non può leggersi ogni giorno migliaia di commenti e dunque, se qualcuno si sente offeso, può chiederne la cancellazione. Lo può fare anche un magistrato, ma dopo aver accertato il reato. Invece a cosa serve - ripeto - il suo emendamento? In pratica apre la porta ai massoni, faccendieri, servizi deviati, strutture segrete e robe simili che in Italia abbondano, e permette di inserire anonimamente commenti "trappola" al fine di consentire al Ministero degli Interni di oscurare un blog. Stessa sorte per You Tube e per Facebook? E cosa pensare quando lei afferma che "questa è una prima norma che va nella direzione di regolamentare Internet..."? All'estero, senatore D'Alia, i giornali hanno già sorriso per una tale proposta normativa. Qui invece siamo preoccupati. La dittatura di cui si parla da mesi forse è ogni giorno sempre più reale. Mi faccia una cortesia: continui a fare l'avvocato, attività di cui sicuramente è esperto. Il senatore, invece, lo farà ancora per pochi anni, poi si vedrà se gli elettori la riconfermano. Per il resto, lasci Internet in mano agli esperti, eh? Cordiali saluti. Enzo Di Frenna giornalista professionista
scritto da Sandro kensan - domenica 15 febbraio 2009 alle ore 23.30
Riporto una letterea pubblica di un giornalista: Egregio senatore D'Alia, non mi ricordo di lei, neppure quando ero cronista di giudiziaria a La Voce di Montanelli. Di cosa si occupava? Di comunicazione? Di Informazione? Oggi vengo a conoscenza della sua esistenza perchè ha proposto un emendamento, già approvato in Senato, ad un disegno di legge del ministro Brunetta che permette al ministro degli Interni, Roberto Maroni, di oscurare Internet in Italia: blog, You Tube e Facebook. Lei propone in sostanza l'introduzione "dell'articolo 50 bis al pacchetto sicurezza" per costringere i provider a oscurare i siti che commettono istigazione a delinquere o apologia di reato. E leggo anche che, secondo lei, vanno oscurati i blog che contengano commenti riconducibili a tale reato. Vedo che lei è un avvocato. E' uno esperto, addirittura un "cassazionista". Dunque sa molto bene che l'apologia di reato è già considerato un reato (ad esempio la difesa del fascismo) e allora non c'è bisogno di oscurare nulla. Ci penserà la magistratura: dopo aver ricevuto la "notizia di reato" (in seguito a una querela, ad esempio), procede ad accertare i fatti, e se il reato sussiste prosegue l'azione penale. Ma vorrei soprattutto farle presente un'altra cosa che sicuramente lei sa bene: anche il reato di "istigazione a delinquere" è già previsto dal Codice penale, articolo 414 e 415. Eh, sì: ci hanno già pensato, senatore D'Alia! Se qualcuno istiga qualcuno a commettere un reato, in qualunque forma, ci pensano i magistrati. Dopo aver accertato il reato (attenzione: solo dopo!) possono ordinare l'arresto e il sequestro di materiale informativo, dunque compreso un blog. A cosa serve allora il suo emendamento? Lei è siciliano e milita nell'Udc. In Sicilia il capo dell'Udc è Totò Cuffaro, oggi senatore come lei nonostante sia stato condannato a 5 anni di reclusione per favoreggiamento semplice verso Cosa Nostra, associazione a delinquere che nel mondo conoscono meglio col nome di Mafia. Tralascio il fatto che lei, se proprio ci tiene a non far commettere reati a qualcuno, dovrebbe consigliare al suo collega di partito quantomeno di dimettersi dalla carica di senatore, ma mi soffermo sull'intervista audio rilasciata ad Alessandro Gilioli: dice che lei oscurerebbe Facebook perchè non ha chiuso i gruppi che inneggiavano a Totò Riina, ma non leggo sue dichiarazioni sulla stampa che stigmatizzano il reato commesso dal suo collega Cuffaro. Il suo emendamento, in sostanza, punta a oscurare preventivamente - cioè prima di qualunque sentenza della magistratura - quei blog che contengano una "istigazione a delinquere". Ora basterebbe che un normale intruso, magari pagato da qualcuno, entri in un blog famoso, che abbia oltre 1.000 visite al giorno (ad esempio voglioscendere.it, beppegrillo.it, danielemartinelli.it, pieroricca.it, byoblu.com... la lista è lunga...) e lasci tra i commenti un testo che istiga a delinquere o difende il fascismo. Se lei conosce poco poco Internet, sa bene che un blogger non può leggersi ogni giorno migliaia di commenti e dunque, se qualcuno si sente offeso, può chiederne la cancellazione. Lo può fare anche un magistrato, ma dopo aver accertato il reato. Invece a cosa serve - ripeto - il suo emendamento? In pratica apre la porta ai massoni, faccendieri, servizi deviati, strutture segrete e robe simili che in Italia abbondano, e permette di inserire anonimamente commenti "trappola" al fine di consentire al Ministero degli Interni di oscurare un blog. Stessa sorte per You Tube e per Facebook? E cosa pensare quando lei afferma che "questa è una prima norma che va nella direzione di regolamentare Internet..."? All'estero, senatore D'Alia, i giornali hanno già sorriso per una tale proposta normativa. Qui invece siamo preoccupati. La dittatura di cui si parla da mesi forse è ogni giorno sempre più reale. Mi faccia una cortesia: continui a fare l'avvocato, attività di cui sicuramente è esperto. Il senatore, invece, lo farà ancora per pochi anni, poi si vedrà se gli elettori la riconfermano. Per il resto, lasci Internet in mano agli esperti, eh? Cordiali saluti. Enzo Di Frenna giornalista professionista
scritto da Sandro kensan - domenica 15 febbraio 2009 alle ore 23.30
Riporto una letterea pubblica di un giornalista: Egregio senatore D'Alia, non mi ricordo di lei, neppure quando ero cronista di giudiziaria a La Voce di Montanelli. Di cosa si occupava? Di comunicazione? Di Informazione? Oggi vengo a conoscenza della sua esistenza perchè ha proposto un emendamento, già approvato in Senato, ad un disegno di legge del ministro Brunetta che permette al ministro degli Interni, Roberto Maroni, di oscurare Internet in Italia: blog, You Tube e Facebook. Lei propone in sostanza l'introduzione "dell'articolo 50 bis al pacchetto sicurezza" per costringere i provider a oscurare i siti che commettono istigazione a delinquere o apologia di reato. E leggo anche che, secondo lei, vanno oscurati i blog che contengano commenti riconducibili a tale reato. Vedo che lei è un avvocato. E' uno esperto, addirittura un "cassazionista". Dunque sa molto bene che l'apologia di reato è già considerato un reato (ad esempio la difesa del fascismo) e allora non c'è bisogno di oscurare nulla. Ci penserà la magistratura: dopo aver ricevuto la "notizia di reato" (in seguito a una querela, ad esempio), procede ad accertare i fatti, e se il reato sussiste prosegue l'azione penale. Ma vorrei soprattutto farle presente un'altra cosa che sicuramente lei sa bene: anche il reato di "istigazione a delinquere" è già previsto dal Codice penale, articolo 414 e 415. Eh, sì: ci hanno già pensato, senatore D'Alia! Se qualcuno istiga qualcuno a commettere un reato, in qualunque forma, ci pensano i magistrati. Dopo aver accertato il reato (attenzione: solo dopo!) possono ordinare l'arresto e il sequestro di materiale informativo, dunque compreso un blog. A cosa serve allora il suo emendamento? Lei è siciliano e milita nell'Udc. In Sicilia il capo dell'Udc è Totò Cuffaro, oggi senatore come lei nonostante sia stato condannato a 5 anni di reclusione per favoreggiamento semplice verso Cosa Nostra, associazione a delinquere che nel mondo conoscono meglio col nome di Mafia. Tralascio il fatto che lei, se proprio ci tiene a non far commettere reati a qualcuno, dovrebbe consigliare al suo collega di partito quantomeno di dimettersi dalla carica di senatore, ma mi soffermo sull'intervista audio rilasciata ad Alessandro Gilioli: dice che lei oscurerebbe Facebook perchè non ha chiuso i gruppi che inneggiavano a Totò Riina, ma non leggo sue dichiarazioni sulla stampa che stigmatizzano il reato commesso dal suo collega Cuffaro. Il suo emendamento, in sostanza, punta a oscurare preventivamente - cioè prima di qualunque sentenza della magistratura - quei blog che contengano una "istigazione a delinquere". Ora basterebbe che un normale intruso, magari pagato da qualcuno, entri in un blog famoso, che abbia oltre 1.000 visite al giorno (ad esempio voglioscendere.it, beppegrillo.it, danielemartinelli.it, pieroricca.it, byoblu.com... la lista è lunga...) e lasci tra i commenti un testo che istiga a delinquere o difende il fascismo. Se lei conosce poco poco Internet, sa bene che un blogger non può leggersi ogni giorno migliaia di commenti e dunque, se qualcuno si sente offeso, può chiederne la cancellazione. Lo può fare anche un magistrato, ma dopo aver accertato il reato. Invece a cosa serve - ripeto - il suo emendamento? In pratica apre la porta ai massoni, faccendieri, servizi deviati, strutture segrete e robe simili che in Italia abbondano, e permette di inserire anonimamente commenti "trappola" al fine di consentire al Ministero degli Interni di oscurare un blog. Stessa sorte per You Tube e per Facebook? E cosa pensare quando lei afferma che "questa è una prima norma che va nella direzione di regolamentare Internet..."? All'estero, senatore D'Alia, i giornali hanno già sorriso per una tale proposta normativa. Qui invece siamo preoccupati. La dittatura di cui si parla da mesi forse è ogni giorno sempre più reale. Mi faccia una cortesia: continui a fare l'avvocato, attività di cui sicuramente è esperto. Il senatore, invece, lo farà ancora per pochi anni, poi si vedrà se gli elettori la riconfermano. Per il resto, lasci Internet in mano agli esperti, eh? Cordiali saluti. Enzo Di Frenna giornalista professionista
scritto da Sandro kensan - domenica 15 febbraio 2009 alle ore 23.31
Se non si vuole credere alla volontà censoria, resta evidente una gravissima ignoranza sulle dinamiche della Rete e di Internet in generale. Gravissimo che chi gestisce la cosa pubblica manchi delle più basilari nozioni in materia di tecnologie dell'informazione.
scritto da Pietro Citarella - martedì 17 febbraio 2009 alle ore 9.48

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