Intercettazioni, Di Pietro: rete rischia chiusura
di Lorenzo Gennari

Intercettazioni, Di Pietro: rete rischia chiusura

lunedì 26 luglio 2010
Il leader dell'Italia dei valori, Antonio di Pietro ha criticato duramente, in un'intervista ad un quotidiano, la misura contenuta nel ddl intercettazioni di chiedere le rettifiche sul web entro 48 ore

Lo aveva paventato più di un anno fa il presidente dell'Istituto per le Politiche dell'Innovazione Guido Scorza, un mese fa il senatore Idv Luigi Li Gotti aveva ribadito l'allarme e oggi Antonio Di Pietro ha confermato le preoccupazioni. Nel testo del ddl Intercettazioni c'è una norma che rischia di zittire per sempre il web.

«Non bastava il bavaglio alla stampa, che rimane tutto, ora vogliono pure chiudere Google», ha dichiarato il leader dell'Idv. «La misura di chiedere rettifiche sul web entro 48 ore, contenuta nel ddl intercettazioni, è un modo per spegnere la rete. La pretesa di togliere una notizia in 48 ore - ha continuato - non solo è impossibile perché si dovrebbe chiudere Google, ma la conseguenza è che nessuno pubblicherà più nulla nel timore di sanzioni».

Secondo l'ex magistrato, la legge è stata storpiata e resa inattuabile «nel tentativo di rammendarla». In sostanza, anche gli estensori si sarebbero accorti del problema, ma non avrebbero saputo considerare le gravi conseguenze per il mondo del web.

Purtroppo, i tentativi fatti dall'On. Cassinelli e dall'On. Zaccaria al fine di cercare di limitare e contenere gli effetti nefasti che l’attuale comma 29 dell’art. 1 del cosiddetto ddl Intercettazioni minaccia di produrre sulla libertà di informazione in rete sono stati già dichiarati inammissibili dal Presidente della Commissione Giustizia della Camera.

Il leader dell'Italia dei valori ha perciò annunciato che il suo partito, grazie anche al sostegno ricevuto da più parti tramite la stessa rete Internet, continuerà la propria battaglia contro il ddl e, in particolare, contro l'obbligo per i blogger a pubblicare la rettifica entro 48 ore. «È una battaglia in difesa della democrazia e della giustizia che porteremo avanti senza se e senza ma», ha concluso Di Pietro.


Approvo tutte le iniziative che impediranno il cosìdetto "bavaglio alla stampa" così come le iniziative che impediranno la libera manifestazione del pensiero dei cittadini sul WEB. Resta inteso che libera manifestazione non significa, libertà di dare addosso a un cittadino con insulti e denigrazioni di vario genere. Del resto, non ci sarebbe bisogno di una legge ad hoc, visto che la netiquette è da anni internazionalmente valida. O qualcuno ignora l'esistenza di questa norma?
scritto da Vittorio Todisco - martedì 27 luglio 2010 alle ore 10.10

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