Tagli agli stipendi dei manager pubblici: in arrivo il decreto
di Teresa Barone

Tagli agli stipendi dei manager pubblici: in arrivo il decreto

mercoledì 1 febbraio 2012
In anticipo su quanto stabilito dalla manovra di fine 2011 arriva lo schema del decreto sui tagli alle retribuzioni dei dirigenti pubblici: si attende l’approvazione di Camera e Senato.

Arriva in largo anticipo il decreto che fissa un tetto massimo agli stipendi dei manager pubblici, previsto nel decreto "Salva Italia” e inizialmente atteso alla scadenza dei novanta giorni successivi. Il Presidente del Consiglio Mario Monti ha invece presentato lo schema del provvedimento ai Presidenti di Camera e Senato, Renato Schifani e Gianfranco Fini.

Con questa normativa, viene fissato un limite massimo alle retribuzioni dei dirigenti pubblici e si individua un parametro di riferimento da utilizzare per stabilire l’ammontare dello stipendio di tutti i manager della Pubblica Amministrazione: il trattamento economico che spetta al Primo Presidente della Corte di Cassazione.

Le finalità del decreto e la necessità di anticiparne l’entrata in vigore sono stati illustrati dallo stesso Premier, il quale ha sottolineato l’urgenza di limitare le spese relative agli apparati amministrativi per risanare l’economia del paese.

«Il governo Monti è pienamente consapevole dell'importanza del contenimento dei costi degli apparati burocratici. Dal buon esito dell'operazione dipendono sia il successo dei programmi di risanamento dell'economia, sia quello degli stimoli alla crescita e competitività. Il contenimento dei costi della burocrazia contribuirà cosi a rafforzare il credito di fiducia che i Paesi dell'eurozona e gli investitori internazionali decideranno di accordare all'Italia nei mesi a venire.»

La nuova normativa, inoltre, stabilisce una variante per i dipendenti pubblici fuori ruolo o in aspettativa, i quali percepiranno un salario non superiore al 25% del trattamento economico fondamentale. Le risorse economiche risparmiate grazie all’attivazione del decreto, infine, serviranno a incrementare il fondo di ammortamento dei titoli di stato e, quindi, a ridurre il debito pubblico.

L’iter tradizionale prevede ora che lo schema presentato dal Premier venga sottoposto a giudizio di due commissioni competenti, rispettivamente interne al Senato e alla Camera. È tuttavia necessario precisare che il decreto prevede deroghe riservate alle posizioni apicali, infatti in questo caso gli stipendi dirigenziali saranno maggiorati del 10%.

Con il decreto si stabiliscono nuove norme anche per quanto concerne i "portaborse”, al fine di regolamentare finalmente le posizioni lavorative di collaboratori parlamentari: si introduce infatti l’obbligo di documentare le spese per la metà del loro importo massimo, quindi il rimborso non sarà più forfettario al 100% ma solo al 50%, mentre l’importo restante dovrà essere rendicontato anche attraverso un contratto di assunzione a tutti gli effetti.


...faceva tanto schifo l’obbligo di documentare le spese per tutto l'ammontare del loro importo massimo come fanno tutte le persone oneste? D'altronde questi signori sono al soldo di altrettanti parlamentari disonesti, per lo più
scritto da Mario Rubino - giovedì 2 febbraio 2012 alle ore 11.51
La norma è iniqua in quanto non è nemmeno paragonabile una carica istituzionale importante come il Presidente della Corte di Cassazione con un direttore generale, inoltre è uno scandalo alcune "posizioni apicali" ne siano immuni. Se si volesse veramente colpire gli iper-stipendi la norma doveva stabilire che lo stipendio massimo percepibile è quella dirigenziale, già alto, e questo dovrebbe valere per ogni incarico interno o sterno attribuito dalla P.A.
scritto da Marco - giovedì 2 febbraio 2012 alle ore 14.42
Ci volevano questi geni a governarci per fare quello che gia sapevano fare benissimo i passati governi fino dalla prima repubblica: tartassarci di tasse, umiliare crescita, risparmio e potere d'acquisto, bloccare gli stipendi di chi lavora e creare soltanto nuovi poveri.
Poi, come se gli Italiani fossero una massa di idioti, queste buffonate dei tagli agli stipendi dei dirigenti; in realtà con quel limite, lo aumentano alla maggior parte di loro.
Ancora, coloro che gozzovigliano in parlamento non hanno il dovere di documentare tutte le spese, mentre a noi arrivano gli accertamenti sulle imposte e sulle dichiarazioni, con minacce di sanzioni amministrative e penali, anche se si sbagliano le dicharazioni di qualche centesimo.
Questi sarebbero coloro che noi abbiamo deputato, con il voto, a gestire la nostra vita.
Abbiano la decenza, tutti, di dimettersi visto che sono degli incapaci: hanno dovuto chiamare degli estranei alla politica per governarci dichiarando spudoratamente la loro inettitudine e di non saper gestire il Paese. Però i lauti stipendi continuano a prenderli ed a riscadare le natiche sulle comode poltrone del parlamento.
scritto da Marido - giovedì 2 febbraio 2012 alle ore 16.04

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