Fornero: ok ai licenziamenti nella PA
di Teresa Barone

Fornero: ok ai licenziamenti nella PA

venerdì 25 maggio 2012
Possibilità di licenziare anche nel settore pubblico: questo il volere del Ministro Elsa Fornero, mentre insorgono le sigle sindacali.

Anche per i lavoratori statali sarà più facile essere licenziati: lo auspica il Ministro del Lavoro Elsa Fornero nel corso di un incontro con gli studenti presso l’Università di Torino. La riforma del lavoro dovrebbe infatti garantire la possibilità di licenziare i dipendenti anche nel settore pubblico, uniformando le normative in materia.

Le affermazioni del Ministro Fornero sul licenziamento nel pubblico impiego hanno immediatamente scatenato la reazione dei sindacati, trovando invece approvazione da parte del Ministro della Pubblica Amministrazione Filippo Patroni Griffi, disposto ad approfondire la proposta in sede di Consiglio dei Ministri per trovare i meccanismi più adatti.

«Quello dei dipendenti pubblici non è un mercato perché ci sono regole diverse. Mi auguro però che qualcosa di simile a quello fatto per i dipendenti privati, relativamente alla possibilità di licenziare, sia inserito nella delega anche per i dipendenti pubblici. Patroni Griffi ha questa delega, noi siamo in contatto, stiamo lavorando insieme: non vogliamo ci siano difformità di trattamento tra pubblico e privato.»

Le sigle sindacali, tuttavia, non ci stanno, tanto da sottolineare come una equiparazione tra pubblico e privato dovrebbe essere applicata in merito al rinnovo dei contratti di lavoro, piuttosto che ai licenziamenti. Esemplare il commento del responsabile Settori pubblici della Cgil Michele Gentile:

«Un auspicio del genere, espresso per lo più in una fase di gravissima crisi economica, è il segno di come il Ministro non abbia chiaro il titolo del suo ministero: è a capo del dicastero del lavoro e non certo dei licenziamenti.»

Le dichiarazioni di Elsa Fornero rappresentano quindi l’ennesimo motivo di scontro tra Governo e sindacati, mentre lo stesso Ministro ha anche chiarito alcuni punti chiave della spending review, che sarà caratterizzata da estremo rigore in tutti i settori della PA.

«La spending review sarà tostissima, ci sarà un taglio fortissimo della spesa pubblica e degli sprechi.»

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Caro prof. Colli Lanzi,vorrei condividere due ressiflioni a proposito del post Apprendere lavorando . Sono d'accordo sul fatto che la formazione relativa ai lavori manuali sia fondamentale per accrescere la qualite0 del lavoro svolto e la sicurezza del lavoratore. Non condivido quando scrive che i lavori manuali vengano poco considerati e che il sistema scolastico e le famiglie li considerino negativamente. Cif2 non e8 dovuto, a mio avviso, ad un pregiudizio generico quanto al fatto che spesso i lavori manuali sono scarsamente retribuiti, vengono svolti fuori dalla legalite0 e quindi in condizioni di sicurezza precarie. Mi vengono alla mente le operaie morte a Barletta alla fine dell'anno scorso tanto per fare un esempio. In un Paese come l'Italia, dove purtroppo la cultura viene poco valorizzata e spesso i laureati svolgono professioni molto poco qualificate, credo che il proseguimento degli studi (anche in ambito umanistico oltre che tecnico) debba essere promosso anziche8 scoraggiato. Le ricordo che ancora oggi il numero dei laureati in Italia e8 nettamente inferiore a quello dei paesi europei pif9 sviluppati e le percentuali di abbandono scolastico (soprattutto al Sud) sono da brivido. Credo che una societe0 con un maggior numero di laureati sia una societe0 pif9 emancipata e meno dipendente dal lavoro fisico e che il progresso umano dovrebbe tendere ad eliminare del tutto i lavori usuranti lasciando la manualite0 alla sola sfera dell'arte.Infine non ho capito il suo riferimento alla riduzione del minimo salariale. Sbaglio o il contratto di apprendistato prevede che l'apprendista venga assunto con due livelli in meno rispetto alla mansione? Vorrebbe ridurre il salario ulteriormente? Non credo che il gap tra prestazione lavorativa e formazione possa giustificare un sacrificio ancora pif9 alto. Soprattutto nelle piccole imprese artigiane la formazione e8 alquanto limitata non per cattiveria del datore di lavoro ma per il fatto che il mestiere si impara facendolo. Una ulteriore penalizzazione in termini di salario indurrebbe ad un abuso dello strumento e ad un iniquio vantaggio per le imprese (che peraltro godono gie0 di uno sgravio contributivo estremamente vantaggioso). La ringrazio e continuerf2 a seguirla.Un saluto cordialeAntonio De Marchi
scritto da YVuMvDLRuFv - martedì 3 luglio 2012 alle ore 11.07

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